“Lucca Comics and games 2025”: Giglio aperto, folla in città, tra politica, promesse e una festa che è già storia
Lucca si è svegliata nel caos più bello dell’anno. Le strade, i baluardi, le piazze: tutto invaso da decine di migliaia di persone arrivate da ogni parte d’Italia per la prima giornata di Lucca Comics & Games 2025. Costumi, musica, risate, abbracci, flash. La città è tornata a fare quello che sa fare meglio: essere un palcoscenico di libertà, creatività e passione. Ma mentre fuori si respirava l’aria leggera delle grandi occasioni, dentro il Teatro del Giglio si consumava un’altra scena — più istituzionale, più tesa, e non priva di contraddizioni. Dopo giorni di incertezza e trattative, lo sciopero dei lavoratori del teatro è stato revocato in extremis, grazie alla promessa di Comune e azienda di riaprire il tavolo delle trattative. Una promessa, però, non è una soluzione. Dietro la facciata lucida della cerimonia inaugurale, restano condizioni di lavoro difficili e richieste ancora inevase, che chi tiene in piedi la cultura — quella vera, fatta di palchi, luci e fatica — continua a denunciare da tempo.
All’interno, il clima era quello delle grandi prime: presenti tutte le forze politiche cittadine, dirigenti, consiglieri, amministratori, figure note e meno note. Tutti uniti, almeno per un pomeriggio, in nome dei fumetti e del consenso. È la politica, lo sappiamo. E poi, sul palco, Alessandro Giuli, ministro della Cultura, primo nella storia a inaugurare ufficialmente Lucca Comics. “L’intitolazione French Kiss rende tutto così chic e folle”, ha detto sorridendo, prima di aggiungere una frase che ha fatto il giro della sala: “Le frontiere sono sacre, ma sono fatte anche per essere sorpassate”. Un concetto nobile, se non fosse che — fuori da quel teatro — le frontiere, oggi, qualcuno le attraversa davvero. E non sempre per scelta. E il Ministro lo sa. Giuli ha poi annunciato la nascita del Museo del Fumetto a Lucca e un finanziamento ministeriale da 750.000 euro per sostenere la filiera del fumetto, grazie a un decreto che dovrebbe diventare realtà entro due mesi. Il sindaco Mario Pardini, accolto con un applauso rispettoso, ha parlato di inclusione e comunità, ringraziando i lavoratori del teatro e ricordando che “anche i Comics hanno bisogno di essere curati e seguiti”. Parole apprezzabili, ma che cozzano con una realtà che resta complessa e lo sciopero ne ha acceso i riflettori: c’è sistema culturale che troppo spesso vive più di passione che di tutele. Eppure, oltre la politica e le dichiarazioni, l’arte è rimasta protagonista assoluta.
Sul palco anche Rebecca Dautremer, autrice francese del poster ufficiale “French Kiss”, che ha portato a Lucca il suo intero studio creativo, aprendo le porte al pubblico. “Lavoro sempre nella solitudine — ha raccontato — e poterlo fare qui, davanti alle persone, è una sfida che mi emoziona. Mostrare la fisicità del mio lavoro, i colori, le mani che creano: è uno scambio profondo, il cuore stesso dell’arte”. Accanto a lei, il regista Luc Besson, che ha presentato la sua ultima opera Dracula, trasformando la cerimonia in un incontro tra cinema e immaginario. “Liberté, Créativité, Diversité” — ha ricordato — sono valori che oggi stiamo perdendo. Ci vuole più amore e comprensione”. Parole semplici, ma necessarie, in un tempo che troppo spesso confonde la libertà con la distanza.
A completare la cerimonia, Nicola Lucchesi, presidente di Lucca Crea, ha inaugurato una walk of fame mobile, su cui Dautremer e Besson hanno lasciato l’impronta delle mani, in un gesto simbolico e potente: la creatività che resta impressa nella città. Fuori, intanto, era tutt’altra storia. La musica rimbalzava tra le mura, i cosplayer riempivano le strade, le famiglie scattavano foto, i bambini correvano con le spade laser, e ogni angolo della città sembrava respirare luce. Un contrasto netto, quasi poetico: dentro le promesse, fuori la vita. Lucca Comics è anche questo — la convivenza di due mondi: quello delle istituzioni e quello delle persone, dei fan, dei sognatori, dei ragazzi che dormono in tenda solo per essere lì, in prima fila. E allora sì, forse il ministro aveva ragione: le frontiere sono fatte per essere superate. E ogni anno, la nostra città, supera i confini della bellezza, diventando teatro di magia e sogni, un meraviglioso frullatore di emozioni senza tempo e senza età.
