Il fatto più sottolineato dai media in queste ore è l’abbattimento di due aerei da combattimento statunitensi da parte della contraerea iraniana. Il primo era un caccia F-15 in missione sui cieli dell’Iran, le forze speciali intervenute a bordo di elicotteri sono penetrate in territorio iraniano e hanno tratto in salvo uno dei piloti mentre risulta ancora disperso l’altro, non è chiaro se è stato catturato. Per ora a quanto si dice nessun soldato statunitense è deceduto sul suolo iraniano mentre le cifre ufficiali parlano di 13 morti nei paesi della regione, cifre che a mio stretto parere sono assolutamente falsate. Ritengo che le vittime siano molto più numerose. Il secondo aereo abbattuto era invece un A-10 Warthog intercettato dalla contraerea iraniana mentre si trovava in volo sullo Stretto di Hormuz, illeso il pilota prontamente recuperato. Sul fronte della diplomazia purtroppo si muove poco e niente. La Cina e il Pakistan avevano presentato una proposta in cinque punti per porre fine al conflitto, tuttavia l’agenzia iraniana Fars ha rilevato l’indisponibilità di Teheran ad incontrare i funzionari statunitensi a Islamabad, come era stato proposto. Respinta anche una tregua di 48 ore richiesta dagli Usa. Nelle scorse ore un ennesimo incidente in Libano ha coinvolto l’UNIFIL, che si trova in mezzo agli scontri tra IdF ed Hezbollah, dopo quello di pochi giorni fa che aveva interessato una nostra base italiana senza provocare vittime o feriti tra i militari. Stavolta invece tre caschi blu indonesiani sono rimasti feriti dopo i tre connazionali che erano rimasti uccisi nei giorni scorsi. Vorrei evitare ogni commento sulle parole pronunciate senza sosta dal presidente degli Stati Uniti che, dalla mattina alla sera, è capace di dire tutto e il contrario di tutto, comprese un mucchio di fesserie e fandonie che nemmeno alle scuole elementari.
Negoziati che non esistono, soluzioni forza che non esistono, vittorie per il momento solo sognate, il tutto giusto per far andare su e giù i mercati a piacimento o meglio secondo gli interessi americani e più specificatamente quelli di Donald Trump. Pensiamo alle cose serie che oltre aumentare la benzina da noi lì muoiono persone molto spesso innocenti. A quanto è dato sapere l’Iran non prende di mira strutture ospedaliere e civili tranne nel caso in cui vi siano situate strutture legate agli interessi statunitensi. Da rilevare che il personale militare USA sgombrato dalle basi distrutte o in arrivo da altri teatri di operazioni alloggia sparso in strutture alberghiere e civili nei paesi del Golfo. Gli USA e Israele al contrario hanno bersagliato centinaia scuole in Iran incuranti anche delle oltre trenta sinagoghe presenti nella capitale Teheran. Altro particolare non da poco, in Iran vivono 35000 persone di origine ebraica integrate si può dire da sempre nel tessuto sociale persiano; Ciro il grande, che liberò gli ebrei dalla cattività di Babilonia, è ricordato come un messia nell’Antico Testamento. Abbiamo già rilevato che dal punto di vista tattico, cioè sul breve periodo, la supremazia è degli Stati Uniti e Israele. L’Iran ne uscirà materialmente a pezzi ma per il resto è tutto da vedere considerato che ora controlla lo stretto di Hormuz, sono cadute le sanzioni sul petrolio da esportazione e si paga in Yuan.
Inoltre a protezione delle strutture iraniane è confermato che la Russia ha schierato sei sottomarini di cui due nucleari nei pressi dello stretto. La cosa non deve stupire considerato che sono in ballo anche gli interessi del Cremlino, oltre che quelli di Pechino ovviamente. La Repubblica Islamica dell’Iran sta guadagnando terreno dal punto di vista strategico, ovvero sul lungo periodo con una condotta di guerra ibrida e asimmetrica. Le campagne militari sono cambiate. Sono cambiati gli scenari, l’utilizzo di uomini e mezzi, è cambiata la stessa identificazione del nemico che spesso è un civile non necessariamente armato e pericoloso. Sono stati realizzati nuovi sistemi d’arma, come i droni, che costringeranno le accademie militari a riformare tutti i loro corsi. Nonostante la decapitazione di alti vertici dello stato e delle componenti militari il governo iraniano non è caduto anzi ora al vertice rischiano di affermarsi forze molto più radicali delle precedenti, come i Guardiani della Rivoluzione, determinate a portare avanti lo scontro fino al ritiro del nemico dall’intera regione. Un rapporto di intelligence ha segnalato a Washington la capacità operativa delle forze iraniane che restano in grado di “seminare il caos in tutta la regione”.
Un colpo notevole da parte iraniana è stata la messa in crisi del rapporto tra gi Stati Uniti e le monarchie del Golfo. Dopo alla distruzione delle basi militari Usa in Iraq, Qatar, Arabia Saudita, Eau è sempre più pressante l’esigenza da parte di questi paesi di sganciarsi dal protettorato degli Stati Uniti che a conti fatti non hanno protetto nessuno tranne lo stato di Israele che, in mancanza di questa protezione, sarebbe già raso al suolo. Nel “sistema difensivo” della Repubblica Islamica, che si potrebbe pensare strutturato quasi come una ragnatela, hanno avuto un ruolo determinante sia le milizie irachene, loro alleate, che Hezbollah in Libano e l’ala militare degli Houthi in Yemen. Si può suppore che queste milizie si siano mosse secondo una specifica tempistica coordinandosi tra loro. In Libano l’obiettivo da parte israeliana, paventato da Smotrich con la solita arroganza in un discorso al parlamento, è prendersi una parte di territorio libanese fino al fiume Litani per annetterlo alla “Grande Israele”. Questo fiume rappresenta una conquista desiderata vista la scarsità d’acqua della regione. Le operazioni intraprese hanno già causato oltre un migliaio di vittime e un milione di sfollati e la distruzione di quasi tutti i ponti sul fiume Litani in modo da tagliare fuori la parte meridionale del Libano dal resto del paese. Per il giornale The New Arab tutto ciò è la continuazione di quello che accade a Gaza. Come se l’orrore non bastasse Ben G-Vir si è presentato alla Knesset con una macabra spilla a forma di cappio appuntata alla giacca brindando all’approvazione di una legge che introduce la pena di morte per i palestinesi.
