Cronaca

La vicenda “Amabile” di Martina Strazzer, nata dai social, potrebbe allargarsi ad altro

Fino a qualche mese fa Amabile jewels era uno dei brand più amati tra i giovani. Gioielli alla moda, non comuni, una comunicazione fresca e genuina e una fondatrice giovanissima, Martina Strazzer, che sui social era già conosciuta e sapeva parlare molto bene la lingua dei giovani. Poi, però, all’improvviso, qualcosa si è rotto. La giornalista Charlotte Matteini ha raccontato una storia che rischia di cambiare completamente l’immagine del marchio. Una vicenda che parte da un video diventato virale su TikTok e che oggi è al centro di quella che possiamo definire la prima inchiesta certa. Nel novembre 2024 Martina pubblicò un video su TikTok che divenne subito virale. In quel video annunciava felice l’assunzione di Sara, una ragazza incinta di quattro mesi. Il messaggio era veramente forte: Amabile si mostrava come un’azienda capace di andare controcorrente, pronta ad assumere anche una futura mamma, quando invece molte donne spesso perdono il lavoro proprio perché incinte. Quel gesto fu visto come un esempio di inclusione. Amabile sembrava davvero un brand “diverso”, non solo interessato a vendere gioielli ma anche a trasmettere valori. Migliaia di persone applaudirono la scelta e condivisero il video, che divenne uno dei più commentati.

Poi, però, la realtà ha preso un’altra piega. Poche settimane dopo il parto, il contratto a tempo determinato di Sara non è stato rinnovato, nonostante Martina le avesse rassicurato più volte che il rinnovo sarebbe stato “sicuro al 100%”.
Secondo la ricostruzione diffusa da Matteini e ripresa da varie testate, le rassicurazioni sul futuro sarebbero arrivate fuori dal video, Sara riferisce di aver ricevuto promesse di stabilizzazione (non messe per iscritto) e, sulla base di quelle, di aver lasciato un posto a tempo indeterminato. A scadenza del contratto, dopo il parto e la maternità, il rinnovo non è arrivato. L’azienda ha parlato di “criticità” emerse nel lavoro della dipendente, spiegando che la scelta è stata “difficile ma inevitabile”.

Da qui nasce lo scandalo: una scelta che, agli occhi di molti, ha reso quel video virale non un gesto di inclusione, ma una mossa di marketing. Dopo che la notizia è esplosa sui social, Amabile ha mantenuto il silenzio per circa 9 giorni. In un periodo in cui la community chiedeva chiarimenti, non è arrivata nessuna parola ufficiale. Solo dopo questa lunga attesa, l’azienda ha pubblicato un post di difesa solo su Instagram, molto strano visto che la piattaforma dove erano più forti era Tiktok. Nel comunicato, Amabile ha spiegato che la decisione di non rinnovare il contratto non aveva nulla a che fare con la maternità, ma con criticità lavorative emerse. La spiegazione, però, non ha convinto una buona parte del pubblico.

Negli ultimi giorni è emersa anche un’altra storia che potrebbe aprire una seconda inchiesta, sempre raccontata dalla giornalista Charlotte Matteini in un video su TikTok pubblicato circa un giorno fa. Si parla della collezione “Amore Dannoso”, lanciata da Amabile nel novembre 2023, in contemporanea con il tragico femminicidio di Giulia Cecchetin. L’uscita della linea in un momento così delicato aveva già generato forti polemiche, perché molti avevano giudicato fuori luogo legare il lancio di un prodotto commerciale a una tragedia di questo tipo. Per rispondere alle critiche, Martina Strazzer pubblicò allora una storia Instagram, spiegando che una parte del ricavato delle vendite della collezione sarebbe stata donata a un’associazione che si occupa di violenza contro le donne. La vicenda sembrava chiusa lì, fino a quando, sotto un video de Il Messaggero su TikTok, un utente ha rilanciato la polemica. In quell’occasione, la stessa Martina ha risposto che addirittura il 100% del ricavato della collezione sarebbe stato devoluto a questa associazione. Ma c’è un dettaglio che fa discutere, ovvero che non ha mai fatto il nome dell’associazione destinataria della donazione.

Insomma, prima si parlava di “una parte” del ricavato, poi del “100%”, senza mai chiarire a chi sarebbero andati i soldi. Per fare chiarezza, Charlotte Matteini ha inviato una richiesta ufficiale via mail ad Amabile, domandando dati precisi per verificare l’effettiva esistenza della donazione. Al momento, però, non ha ricevuto risposta. Ecco perché questa seconda vicenda resta solo un’ipotesi, non ci sono prove pubbliche che quei fondi siano stati devoluti davvero, ma nemmeno smentite ufficiali. Tutto rimane sospeso, in attesa di capire se l’azienda deciderà di rispondere e mostrare documenti.