La tragedia di Porcari: “Xhesika sei il nostro Angelo”, il ricordo dei compagni di scuola sui social e quel banco vuoto colmo di ricordi
A Camigliano, in provincia di Lucca, non è stato un giorno di scuola come gli altri. Davanti all’ingresso, tra gli zaini e i passi lenti, si sono fermati in molti. Ragazzi, genitori, insegnanti. Sui muri e sui cancelli sono comparsi cartelli scritti a mano: “Xhesika sei il nostro angelo, per sempre nei nostri cuori”, “Brilla più che puoi amore mio”, “Xhesika per sempre”. Parole semplici, di quelle che si scrivono quando non si sa bene cos’altro dire. Xhesika Kola aveva 15 anni e frequentava la terza media a Camigliano, ed è la vittima più giovane della tragedia di Porcari, dove il monossido di carbonio ha letteralmente sterminato la sua famiglia, uccidendo lei, i genitori e il fratello maggiore. Era arrivata da poco tempo, ma si era fatta voler bene in fretta. Tutti la ricordano per il sorriso, per la risata facile, per la voglia di stare con gli altri. Amava scrivere poesie e, proprio per questo, le sue compagne hanno iniziato a raccogliere i suoi fogli, i pensieri che aveva lasciato. Qualcuno li ha letti ad alta voce in classe, qualcun altro li ha stretti in mano in silenzio.
Il suo banco è stato spostato in un angolo. Sopra ci sono ancora le sue cose: il quaderno dei temi, la bottiglietta d’acqua, l’album da disegno comprato da poco. Attorno, una pioggia di biglietti. Pensieri scritti a penna, di corsa, spesso tra le lacrime. Una delle dediche lasciate dai compagni recita così: “Caro angelo mio, non ci sono parole che possano descrivere il dolore che sto provando da questa mattina, appena ho ricevuto la notizia. Il vuoto che sento è insostenibile e mi sembra irreale che tu non ci sia più. Cercherò di non dimenticare mai la tua voce, la tua risata, la tua simpatia, il calore che portavi nelle nostre vite. Ogni istante passato insieme è stato un dono che custodirò nel mio cuore per sempre. Anche se la tua assenza è un dolore immenso, so che una parte di te vivrà sempre dentro di me. Riposa in pace stellina. Sarai sempre nel mio cuore, e nulla potrà cancellare l’affetto che ti portavo. Mi mancherai immensamente, ma il tuo ricordo sarà sempre con me”.
Un’altra compagna ha scritto: “Xhesi amore, non avrei mai pensato che oggi mi sarei messa a scrivere queste parole per ricordare quanto eri importante per me e quanto mi rallegravi ogni singola giornata. Non faccio altro che pensare a te, a quanto eri solare e divertente, a quanto era bello il tuo sorriso e la tua risata così contagiosa. Eri una ragazza piena di vita, che purtroppo è stata interrotta troppo presto lasciando un vuoto assurdo dentro tutti noi. Bastava un tuo sorriso per strapparne uno anche agli altri. In classe c’è il tuo banco messo in un angolo con sopra tutte le tue cose: il quaderno dei temi, la bottiglietta d’acqua vuota, l’album per arte comprato poco fa e una cascata di lettere piene di pensieri per te. Non capisco il perché. Non è solo un giorno in cui non hai voglia di venire a scuola, vero? Non riesco ancora a realizzare che non potrò più stringerti fra le mie braccia. Voglio ricordarti così: libera, spensierata, sorridente, felice e con voglia di vivere. Continuerai a brillare e io non mi dimenticherò mai di te”.
Gli insegnanti hanno scelto di non fare lezione. Insieme alla dirigente e alla psicologa intervenuta a supporto degli studenti, hanno lasciato spazio alle parole, ai ricordi, alle lacrime. Qualcuno ha riletto le poesie che Xhesika scriveva. Qualcun altro ha guardato le foto delle gite scolastiche, dove lei rideva insieme ai compagni. Sulla lavagna è rimasta una frase, scritta con il gesso: “Rimarrai per sempre nei nostri cuori”. Il dolore della scuola si intreccia con quello della comunità. In molti ricordano anche il fratello maggiore, Hajdar, 22 anni. Un ragazzo che lavorava, che aiutava la famiglia, che aveva costruito la sua quotidianità con serietà e impegno. Chi lo conosceva parla di lui come di una persona gentile, sempre disponibile, legata ai genitori e alla sorella. E lui è morto per primo, nel silenzio di una notte infernale. Sui social, nel frattempo, continuano a comparire messaggi. Foto di classe, cuori, dediche scritte nella notte, video. Nessuna frase studiata, pensieri dal cuore. Per vivere il ricordo di questi due giovani, oggi, basta entrare in quella classe, guardare quel banco spostato, leggere quei fogli pieni di calligrafie diverse. Si capisce subito che qualcosa si è rotto. E che per questi ragazzi il tempo, per un po’, avrà un prima e un dopo.
