Cronaca

La Luna prima di Marte: Donald Trump cambia anche le rotte spaziali degli States e della Nasa

C’è una domanda che rimbalza ciclicamente nelle cronache spaziali degli Stati Uniti: “dove siamo diretti?” Fino a poco tempo fa, la risposta era un ambizioso “Marte”. Ma Donald Trump ha deciso di rimettere i piedi per terra. O meglio, sulla Luna. Con un recente ordine esecutivo, il presidente ha infatti chiarito che la priorità assoluta della Nasa per i prossimi anni non sarà il Pianeta Rosso, ma il ritorno degli astronauti americani sul suolo lunare. E non per una visita veloce come negli anni Sessanta, ma per restarci. Definitivamente.
Il perché di questo cambio di programma? In realtà, non si tratterebbe di un’idea improvvisata. Già durante il suo primo mandato, Trump aveva spinto per il progetto Artemis con l’obiettivo di riportare “la prima donna e il prossimo uomo” sulla Luna. Ma l’attenzione si era poi spostata verso Marte, complice anche l’entusiasmo di Elon Musk e della sua SpaceX, l’azienda aerospaziale privata americana da lui fondata nel 2002. Adesso, però, la strategia è decisamente cambiata. Gli Stati Uniti puntano alla colonizzazione della Luna. A incidere su questa “scelta”, sicuramente è la competizione con la Cina: Pechino infatti ha già rover sul suolo lunare e punta a portarci i suoi “taiconauti” entro il 2030. Per l’amministrazione Trump, arrivare secondi non è un’opzione concepibile.

Senza contare che la strada per Marte è decisamente più difficile e costosa perché richiede tecnologie ancora “fantascientifiche”, come sistemi di schermatura dalle radiazioni per viaggi lunghi mesi. La Luna, invece, è a “soli” tre giorni di viaggio e possiede acqua ghiacciata ai poli, che può essere trasformata in ossigeno e carburante per razzi. Chi controlla queste risorse avrà in pugno le rotte commerciali del futuro. A completare il quadro della nuova strategia spaziale americana, è il rilancio del miliardario astronauta privato Jared Isaacman a capo della Nasa. Nominato per la prima volta da Donald Trump a dicembre 2024, la sua carica è stata revocata a maggio 2025 per poi essere rinominato e confermato ufficialmente a capo dell’agenzia il 18 dicembre 2025, con l’approvazione del Senato. La sua “missione” non lascia spazio a grandi dubbi: “snellire” la Nasa e renderla simile a un’azienda privata. In poche parole, ci sarà sempre meno spazio per i vecchi e costosissimi razzi come lo SLS (Space Launch System) e molta più fiducia in realtà come SpaceX e Blue Origin. Se gli Stati Uniti vogliono piantare la bandiera sulla Luna entro il 2028, non possono permettersi i ritardi e i costi della vecchia politica spaziale. E Marte? E’ precipitato in fondo alla lista della spesa. Il Pianeta Rosso rimane l’obiettivo a lungo termine, ma Trump e i suoi consiglieri (Musk in primis) sono stati illuminati da un’intuizione: per costruire una città su un altro pianeta, bisogna prima saper gestire un avamposto sul nostro piccolo satellite naturale. Prima si costruisce la “stazione di servizio” sulla Luna, poi si parte per il grande viaggio.