Cronaca

La criminalità organizzata in Toscana spara poco e fa molti affari, in silenzio, l’allarme della Dia

Pur non essendo tradizionalmente annoverata tra le aree a consolidata presenza mafiosa, la Toscana rappresenta un territorio di interesse per le organizzazioni criminali, che vi individuano un contesto favorevole al reinvestimento di capitali di provenienza illecita. Il quadro socio-economico regionale, caratterizzato da una forte vocazione turistico-culturale, costituisce un’attrattiva per le mafie, le quali cercano di infiltrarsi nei mercati legali. Le più recenti evidenze investigative e giudiziarie confermano la presenza in Toscana di organizzazioni criminali straniere che operano con metodologie assimilabili a quelle mafiose. Pur non esercitando un controllo del territorio con metodi intimidatori e violenti, questi gruppi gestirebbero attività economiche lecite con finalità speculative, nonché mercati illeciti, in particolare quello degli stupefacenti spesso dominato da sodalizi stranieri. In questo contesto, nonostante la ridotta incidenza di episodi di violenza eclatante, emerge la spiccata capacità delle organizzazioni criminali di operare in maniera discreta, avvalendosi, laddove necessario, per l’avviamento ed il consolidamento di attività imprenditoriali e commerciali, del supporto di professionisti locali.

Le recenti analisi indicano una riduzione dell’influenza di cosa nostra e delle consorterie mafiose pugliesi, mentre la camorra e la ‘ndrangheta continuano a consolidare la loro presenza, principalmente attraverso il reinvestimento di proventi illeciti e il traffico di stupefacenti. Per quanto riguarda pecificamente la ‘ndrangheta, sebbene in Toscana non risultino attivi locali, espressioni di un radicamento territoriale consolidato, sono emerse nel tempo presenze di esponenti delle ‘ndrine operanti conformemente alle conclamate strategie della mafia calabrese, mantenendo il centro nevralgico in Calabria, ma svolgendo attività criminali per lo più connesse al reimpiego di capitali, al
traffico di droga, all’usura ed alle estorsioni. E proprio nel riciclaggio, abbinato a tentativi di infiltrazione dell’economia legale, i sodalizi calabresi in Toscana hanno confermato la tendenza a diversificare gli investimenti, rafforzando la propria presenza imprenditoriale in diversi contesti economico-finanziari, grazie, talvolta, a reti collusive di appoggio. Le attività criminali legate agli ambiti camorristici in Toscana risultano distribuite in maniera eterogenea sul territorio regionale ove, contravvenendo a quelli che sono in linea generale i propri canoni operativi, cercano di mantenere un profilo basso, evitando azioni criminose eclatanti, tali da attirare l’attenzione degli inquirenti. Tali gruppi criminali, infatti, farebbero ricorso a più sofisticate modalità di infiltrazione mettendo a disposizione delle aziende in crisi il proprio supporto (finanziamenti, manodopera in nero, forniture di materie prime, ecc.) con il precipuo scopo di acquisirne il controllo. Tuttavia, la pressione estorsiva e il narcotraffico restano strumenti primari per il consolidamento del potere criminale e per il reperimento di risorse da reinvestire nel settore turistico e nella gestione di locali pubblici.

Anche la presenza di soggetti ritenuti vicini ad organizzazioni criminali di matrice siciliana, in particolare cosa nostra, non si fonda sulle logiche tipiche di controllo del territorio, bensì su forme e tentativi di infiltrazione nell’economia e nella finanza locali. Rispetto alle criticità evidenziate, il supporto della DIA e delle Forze di polizia assume un’importanza fondamentale per la tutela non solo dei mercati leciti, ma anche del comparto degli appalti pubblici e, indirettamente, per la salvaguardia degli Enti locali che assegnano le commesse. L’azione preventiva e giudiziaria svolta dalla DIA e dalle altre Forze di Polizia nel periodo di riferimento ha, infatti, consentito di riscontrare numerosi tentativi di infiltrazione nel settore della ristorazione e del traffico di rifiuti da parte delle cosche di ‘ndrangheta. Per quanto riguarda i sodalizi di matrice siciliana, sono stati riscontrati tentativi di infiltrazione nei settori dell’edilizia, ove sono emersi interessi anche da parte delle consorterie camorristiche, le cui mire si sono proiettate anche in quello turistico-alberghiero. Ulteriori conferme circa i tentativi di infiltrazione dell’economia legale da parte delle consorterie mafiose sono emersi dall’analisi dei provvedimenti interdittivi emessi nel 2024 dai Prefetti delle Province toscane.

La Toscana ospita anche una significativa presenza di gruppi criminali stranieri, in particolare di origine cinese, balcanica e nordafricana. Queste organizzazioni operano con metodologie assimilabili a quelle di tipo mafioso “tradizionali”, con le quali talora creano collaborazioni o alleanze finalizzate all’ottimizzazione dei guadagni. La criminalità organizzata cinese, concentrata soprattutto nell’area che abbraccia le province di Firenze, Prato e Pistoia1386, si conferma come un fenomeno insidioso per l’intrinseca ed impenetrabile componente “solidale”, ma soprattutto per le ricadute che la contraffazione dei marchi e il contrabbando dei prodotti determinano a lungo termine sui mercati e sull’economia legale, specie nella filiera del tessile e dell’abbigliamento. Settori, questi, ove, notoriamente, le ditte cinesi avviano la produzione con gravi violazioni della normativa ambientale, sanitaria e del lavoro, spesso con l’impiego di manodopera clandestina nonché perpetrando irregolarità in materia di sicurezza. Un fenomeno che viaggia parallelamente a sistemi di trasferimento illegale di capitali, desumibili anche da indagini che, nel recente passato, hanno profilato ipotesi di riciclaggio. La criminalità organizzata albanese (e in modo residuo i gruppi romeni) continua ad occuparsi prevalentemente del traffico di cocaina ed eroina, anche internazionale, ma non rinuncia a realizzare importanti proventi illeciti attraverso altre attività criminali, come lo sfruttamento della prostituzione, attuato anche in forma organizzata con gruppi di romeni o nigeriani. Quelle albanesi appaiono organizzazioni criminali di difficile disarticolazione, per la loro abilità nel rivitalizzarsi e rinnovarsi attraverso affiliazioni consolidate dai legami familiari, nonché per la capacità di mantenere legami anche all’estero. Ormai da anni sono consolidate nella Regione presenze criminali provenienti dal Nord e Centro Africa dedite, in particolare, allo sfruttamento della prostituzione che spesso degenera in forme di riduzione in schiavitù, alla vendita al dettaglio di merce contraffatta nei centri cittadini delle principali città a vocazione turistica ed al narcotraffico. Quest’ultimo risulta l’attività illecita privilegiata dai diversi gruppi criminali stranieri presenti in Regione poiché il consumo di stupefacenti alimenta un mercato sempre più fiorente gestito, autonomamente o in sinergia, in base ai contingenti interessi delle piazze. Nello spaccio di piazza, sostanzialmente gestito da tunisini e marocchini (particolarmente concentrati sul commercio di hashish e marijuana), si ritroverebbe anche la manovalanza nigeriana, peraltro strettamente connessa alle strutture gerarchicamente superiori che gestiscono i traffici di maggior rilevanza. In tal senso il porto di Livorno si conferma, ormai da anni, un importante hub di estremo interesse per l’ingresso in Italia di rilevanti carichi di cocaina ed eroina. Insomma in Toscana e mafie sparano poco e fanno molto business.