Linea Oriente

La Cina, il massacro di Nanchino del ’37 per mano giapponese, e il suo ruolo nella storia

Il memoriale del massacro a Nanchino

Cosa c’entra con l’Oriente il vertice più importante degli ultimi decenni tra i presidenti degli Stati Uniti d’America e della Federazione Russa? L’Ucraina, questione principale, e la Russia dal nostro punto di vista strettamente geografico sono paesi orientali. Inoltre gli USA e la Russia sono divisi da poche miglia marittime, non è un caso che l’Alaska, dove si è svolto l’incontro, sia stata venduta dallo zar agli Usa nel 1867. Vi sono minoranze linguistiche russe e soldati sovietici che riposano lì caduti durante la seconda guerra mondiale, quando i due paesi erano alleati. Il successivo vertice a Washington con i leader europei ha sancito la nostra irrilevanza sullo scenario e il probabile tramonto dell’atlantismo. Immaginiamo ora per un attimo una scena che gli studi scolastici e i documentari sulla preistoria avranno evocato tantissime volte: l’homo sapiens attraversa i ghiacci dello stretto di Bering per popolare quella che in futuro si chiamerà America. Forse non è l’unico modo in cui siamo arrivati nel nuovo continente ma è senz’altro uno. Da alcuni tratti somatici sono evidenti le somiglianze tra popolazioni di origine orientale, quali i siberiani, e nativi americani in particolare gli Inuit, volgarmente conosciuti come eschimesi ovvero “mangiatori di carne cruda” dal dialetto algonchino.

L’Oriente e l’Occidente (sempre più identificato con gli Usa e i paesi vassalli) per quanto appaiano lontani sono separati solo da un esiguo braccio di mare. Quello che appare lontano forse è l’estremo Oriente, la sinosfera, dominata da una potenza imperiale da millenni, il dragone della Cina. Una potenza che da sempre ha fatto del mercato e del commercio la sua ricchezza. Un paese che ci appare strano a causa del diverso modo di scrivere o di abitudini che ci sembrano bizzarre se non abbiamo la consapevolezza che le culture spesso si differenziano solo nella forma più che nella sostanza; vi sono molte più similitudini tra noi e i cinesi di quelle che pensiamo, ce le spiega bene Marco Polo nella sua fantastica guida indirizzata a chi volesse intraprendere proficui viaggi d’affari da quelle parti. Un paese che durante gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso ha subito una brutale aggressione da parte del Giappone (con cui Italia e Germania nel 1940 avevano stretto il patto tripartito). I nipponici, consapevoli di non poter occupare un territorio così immenso vista la loro espansione nell’Oceano Pacifico, usarono come testa di ponte la regione della Manciuria che trasformarono in uno stato fantoccio chiamato Manciukuò. Da lì penetrarono in Cina abbandonandosi a episodi di inaudita violenza e sevizie inenarrabili; valga per tutti lo stupro di Nanchino alla fine del 1937 che causò tante vittime quante quelle causate dalle conseguenze dello scoppio della bomba di Hiroshima. La differenza è che le vittime, tutte civili, vennero passate all’arma bianca senza alcun riguardo per nessuno e in un breve lasso di tempo. Funzionari tedeschi del partito nazista che si trovavano lì inorridirrono per quello che videro. Con l’incidente al ponte Marco Polo nel luglio 1937 iniziò la seconda guerra sino-giapponese. Dopo la caduta di Shanghai a novembre l’esercito giapponese si diresse verso Nanchino, al tempo capitale della Cina. Nonostante le truppe cinesi di Chiang Kai-shek opposero strenua resistenza, le forze giapponesi ottennero il controllo di Nanchino nel dicembre 1937. Nelle settimane che seguirono la città venne saccheggiata; le stime riportano almeno 300.000 civili uccisi e un numero di stupri stimato nell’ordine di parecchie decine di migliaia nonostante vi fosse una zona di sicurezza demilitarizzata a presenza occidentale. È opportuno ricordare questo tragico episodio in quanto dobbiamo capire che le tragedie della guerra passata non riguardano solo noi ma l’umanità intera; la Cina ha avuto un ruolo rilevante nella sconfitta del nazifascismo tanto più che siede all’Onu con diritto di veto come le altre potenze. L’attuale assetto geopolitico, in continua ebollizione, deve tenere conto di questo dato.