La chiamata al 112, il civico sbagliato e i soccorsi arrivati tardi, la veglia e le parole dell’arcivescovo di Lucca
Tra i dettagli che stanno emergendo in queste ore sul dramma di Rughi, ce n’è uno che colpisce più di tutti e che apre interrogativi inevitabili: il tempo trascorso tra la richiesta di aiuto e l’arrivo dei soccorsi. Secondo quanto ricostruito, al telefono, con l’operatrice, avrebbe spiegato che la sorella stava male. In casa, in quel momento, la situazione era già precipitata: la ragazza era priva di sensi sul letto e gli altri familiari accusavano gli effetti dell’intossicazione. Durante la telefonata si sentirebbero anche i genitori perdere conoscenza. Poi, poco prima di crollare a sua volta, il ragazzo riesce a dare un indirizzo: via Galgani, numero 168. Quel numero civico, però, non sarebbe corretto. L’abitazione giusta si trova al 186, a circa trecento metri di distanza. Un errore che potrebbe essere stato causato proprio dalla perdita di lucidità dovuta al monossido di carbonio, un gas che in pochi minuti compromette la capacità di orientarsi e parlare con chiarezza. Un dettaglio minuscolo, due cifre invertite, ma sufficiente a rallentare l’individuazione dell’appartamento. L’ambulanza arriva rapidamente nella zona indicata, ma non riesce a trovare l’abitazione. L’equipaggio prova nelle case vicine, contatta di nuovo il 112 per farsi ripetere l’indirizzo, chiede di geolocalizzare il telefono. Vengono coinvolti anche i carabinieri per risalire alla posizione attraverso il numero di cellulare del giovane. Il tempo passa, i tentativi si susseguono, ma non basta. L’inferno in casa, il silenzio ovunque. Il monossido è un killer silenzioso, inodore. Alla fine viene contattato anche un parente che vive nelle vicinanze e, solo intorno alle 21.45, cioè quasi due ore dopo la prima chiamata, si riesce a entrare nell’appartamento insieme ai militari e ad alcuni vicini. A quel punto la situazione è già disperata. È un passaggio delicato, su cui ora saranno gli accertamenti a fare piena chiarezza. Non si tratta di attribuire responsabilità in modo affrettato, ma di capire cosa sia successo in quei minuti e se qualcosa avrebbe potuto cambiare. Di certo c’è che, in casi di intossicazione da monossido di carbonio, il fattore tempo è decisivo. Il gas agisce in silenzio e rapidamente, togliendo lucidità e forze a chi si trova in casa, rendendo difficile perfino spiegare cosa sta accadendo. In queste ore, a Porcari e nella Piana, molti si pongono la stessa domanda: se l’indirizzo fosse stato corretto fin da subito, se la casa fosse stata individuata immediatamente, sarebbe cambiato qualcosa? È una domanda che resta sospesa e che probabilmente accompagnerà ancora a lungo questa tragedia. Le indagini dovranno chiarire ogni passaggio. Ma il senso di impotenza, quello, è già evidente tra chi segue la vicenda e tra chi quella famiglia la conosceva.
Stasera veglia di preghiera per la famiglia Kola a Porcari. Le parole dell’arcivescovo di Lucca, monsignor Paolo Giulietti: «È il momento del lutto e, quindi, anche di un silenzio che pesa come una pietra per tutti coloro che hanno conosciuto Arti Kola, sua moglie Jonida, e i loro figli Hajdar e la più piccola Xhesika. A chi soffre per questo silenzio dico: non lasciate che la morte pronunzi l’ultima parola. Lasciate che l’amore e l’amicizia che avete visto in questi nostri fratelli e sorelle, siano la bussola dei vostri passi nel cammino della vita. Mi rivolgo in particolare ai più giovani, che hanno conosciuto Hajdar e Xhesika. Siete nel lutto, nel doloroso silenzio, ma sappiate che prego per voi: perché il Signore tocchi le vostre ferite e vi accompagni in questo triste passaggio che vi trovate ad affrontare. Stasera, venerdì 6 febbraio, nella Chiesa di San Giusto a Porcari ci sarà una veglia di preghiera. Andate, affidate al Signore anche solo il silenzio, se non riuscite a trovare le parole. Pregate e non rimarrete mai soli. Questa è una vera tragedia, lo so. Ma sappiate che la morte non ha l’ultima parola, l’amore di Dio tutto può e tutto consola». Parole di conforto in attesa dei funerali di questa ingiusta, terribile e dolorosa tragedia.
M. S. M.
