Nonostante il rullo incessante dei tamburi di guerra in Medio Oriente, quasi fosse un destino ineluttabile per la regione, e le minacce reciproche tra Usa e Iran, fonti statunitensi hanno riferito che gli incontri negoziali del 17 febbraio 2026 a Ginevra tra le rappresentanze diplomatiche dei due paesi, incentrati sulla questione del nucleare iraniano, hanno prodotto qualche risultato nonostante qualche nodo irrisolto resti sul tavolo. Non c’è ancora una data fissata per dei nuovi incontri ma le parti hanno manifestato l’intenzione di continuare le trattative e probabilmente fra un paio di settimane la parte iraniana presenterà altre proposte per raggiungere l’accordo con la parte statunitense con cui restano dei punti in sospeso. Donald Trump dall’Air Force One aveva sferzato l’Iran proclamando che in caso di mancato accordo ci sarebbero state conseguenze, non si è fatta attendere la risposta della guida suprema dell’Iran Ali Khamenei il quale ha fatto sapere che “la portaerei americana nel Golfo potrebbe essere affondata”. Questo è il gioco delle parti e della propaganda, ormai sappiamo bene come funziona credo, e tuttavia resta uno spiraglio per evitare un conflitto che a conti fatti sarebbe un azzardo per tutti gli attori che ne dovessero restare coinvolti.
In una intervista rilasciata alla televisione di Stato iraniana anche il ministro degli Esteri Araghchi ha dichiarato che negli incontri con gli Usa sono stati raggiunti dei risultati fissando dei “principi guida” sui quali le parti inizieranno a “lavorare sul testo di un potenziale accordo” definendo costruttiva questa nuova serie di incontri con i rappresentanti degli Stati Uniti. Le schermaglie tra i leader delle due potenze (è il caso di usare questo termine anche per l’Iran che come abbiamo già notato in precedenza non è un paesello) hanno fatto da corollario ai colloqui indiretti di Ginevra con dichiarazioni incrociate piuttosto incendiarie. Il presidente USA, affermando che sarebbe stato coinvolto indirettamente nei negoziati, ha chiaramente evocato conseguenze in caso di mancato accordo; gli ha fatto eco il leader iraniano ricordando l’incapacità da parte degli Stati Uniti “di rovesciare la Repubblica Islamica da 47 anni” e affermando che questo non accadrà nemmeno in futuro. Khamenei ha anche aggiunto in un discorso molto deciso, citato dalla TV di Stato, che “si dice di negoziare sull’energia nucleare iraniana e di raggiungere un accordo, ma il risultato del negoziato deve essere che l’Iran non avrà questa energia” e rivolgendosi direttamente a Trump, ha chiaramente sottolineato la pretesa statunitense di voler stabilire preventivamente i termini dell’accordo. Va notata la posizione di alcuni analisti che hanno avanzato l’ipotesi che i negoziati non siano altro che un espediente per prendere tempo soprattutto da parte degli Stati Uniti che, a dispetto di ciò che comunemente si pensa, attualmente, per diversi motivi logistici, economici e produttivi, non hanno la capacità militare di sostenere un conflitto di lunga durata con l’Iran, che non sarebbe un blitz stile Venezuela. Un conflitto che inevitabilmente coinvolgerebbe diversi paesi con conseguenze che facilmente si possono prevedere catastrofiche per l’assetto geopolitico della regione. Nota personale a margine: magari mi sbaglio ma se l’Iran fosse già dotato di armi nucleari non assisteremmo a questo ennesimo tentativo di aggressione da parte degli Usa.
