Il racconto del ragazzo che ha provato a salvare la famiglia Kola, “ho sperato fino alla fine”
“Io speravo, pensavo fossero ancora vivi”. È con queste parole che inizia il racconto di Ernest Cela di soli 21 anni, della tragedia avvenuta mercoledì sera a Porcari, dove una famiglia di quattro persone ha perso la vita a causa di una fuga di monossido di carbonio. Ernest non è un soccorritore, ne tantomeno un medico, era un semplice vicino di casa, un amico, che insieme a suo padre ha provato a fare l’impossibile. La sua testimonianza è il racconto di minuti che sembravano infiniti, vissuti tra la speranza e la consapevolezza che, forse, era già troppo tardi. Quella sera, Ernest e suo padre hanno deciso di scendere per aiutare i Carabinieri a entrare in quella casa. Così racconta ciò che hanno vissuto: “Verso le nove e mezzo, nove e quarantacinque, vedo la pattuglia dei Carabinieri insieme allo zio del ragazzo che ora ormai è defunto. Li vedo fuori dalla finestra di casa mia che chiedono se avessimo o meno avuto notizie riguardanti la famiglia durante la giornata, perché loro non rispondevano più al telefono”. Era tutto così silenzioso, quasi normale. Ma il monossido di carbonio non si sente, non si vede, non si annusa. Dall’esterno sembrava tutto tranquillo, chi si sarebbe mai aspettato una tragedia simile?
“Io e mio padre scendiamo dalla nostra casa per aiutare i carabinieri per intervenire dentro l’abitazione insieme allo zio, che ora è la persona ricoverata a Cisanello. Saliamo al secondo piano dove poi vediamo lì distesi per terra svenuti quattro corpi. La prima cosa che cerco di fare è quello di vedere se avessero o meno ancora un po’ di polso, un po’ di battito. In quel momento ce l’avevano un pochino, abbiamo provato a rianimarli io insieme a mio padre e ci hanno anche risposto”. Solo a sentire queste parole, si capisce quanto fosse lucido e attento. Ernest, a soli 21 anni, è riuscito a mantenere il sangue freddo in una situazione che avrebbe spaventato chiunque. “Fino a quando poi lo zio di conseguenza sbatte la testa per terra perché sviene in quel momento lì e allora la prima cosa che facciamo è proviamo anche a rianimare lui. Poi a un certo punto comincia anche a noi a girare la testa forte e pesantemente, avere anche diverse vertigini e lì abbiamo capito che ci fosse una fuoriuscita di gas o di qualcosa”.
Il pericolo che girava nell’aria e il corpo che reagiva, Ernest e suo padre hanno continuato, hanno provato a salvare chi potevano, senza fermarsi. “Io speravo, pensavo fossero ancora vivi ma non c’è stato niente da fare. Dario, il ragazzo che conoscevo, è stato il primo a morire e quando è uscito non è stato per niente facile”. Non possiamo sapere cosa provassero in quei momenti, ma dalle sue parole si sente tutto: la lucidità, la determinazione e la voglia di provare, fino all’ultimo, a fare qualcosa.
