Cronaca

Il processo di Norimberga, 80 anni fa alla sbarra i capi della Germania nazista

Per non dimenticare. Oggi, 20 novembre 2025, cade l’ottantesimo anniversario del Processo di Norimberga, con cui le autorità alleate vincitrici della Seconda guerra mondiale (1939 – 1945) processarono i gerarchi del partito Nazional Socialista tedesco, arrestati dopo la cessazione delle ostilità in Europa (nel maggio del 1945), per rispondere dei crimini di guerra commessi durante il conflitto (tra cui l’Olocausto). Gli accordi per la preparazione di tale processo furono presi durante le conferenze di Teheran (avvenuta tra il 28 novembre ed il 1° dicembre 1943), di Jalta e Postdam (avvenute rispettivamente nei primi di febbraio e nel luglio/agosto del 1945), dove i capi di stato delle tre principali nazioni impegnate nella guerra: Regno Unito (rappresentato dal primo ministro Winston Churchill e poi dal successore Clement Attlee), Stati Uniti d’America (rappresentato prima dal presidente Franklin Delano Roosevelt, e poi da Harry Truman) ed Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (rappresentata dal maresciallo Josif Stalin), decisero di processare e condannare i criminali di guerra per i delitti commessi durante le occupazioni militari lanciate dalle Germania nazista di Adolf Hitler e dalle nazioni sue collaborazioniste.

Il processo venne suddiviso in due fasi distinte. la prima fase, cominciata il 20 novembre e conclusosi il 1° ottobre 1946, riguardò ventiquattro indiziati appartenenti alla leadership del Partito Nazista, le Schutzstaffel (SS), la Gestapo e l’Alto comando delle forze armate (Oberkommando der Wehrmacht). Le accuse erano: cospirazione per commettere crimini contro la pace, aver pianificato, iniziato e intrapreso guerre d’aggressione, aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Tra gli imputati ci furono Herman Göring (comandante dell’aviazione tedesca Lüftwaffe), Alfred Rosenberg (padre delle teorie razziste sulla superiorità della razza ariana), Wilhelm Keitel (capo dell’OKW), Martin Bormam (Segretario del Partito Nazista), Albert Speer (ministro degli armamenti del Terzo Reich) e Karl Dönitz (comandante della Kriegsmarine, la marina militare tedesca). Le sentenze furono emesse tra il 30 settembre ed il primo ottobre, con dodici condanne a morte (di cui solo dieci compiute perché due degli imputati si suicidarono prima della sentenza), tre all’ergastolo (due dei quali furono graziati negli anni cinquanta per motivi di salute), quattro a pene detentive tra i quindici ed i vent’anni, e tre assoluzioni. I condannati a morte furono giustiziati il 16 ottobre seguente tramite impiccagione dal boia John C. Boots.

La seconda fase, composta da dodici processi secondari, fu avviata il 9 dicembre del 1946, e si concluse il 13 aprile 1949. Durante questi ulteriori processi, furono messi alla sbarra i dottori che avevano preso parte agli esperimenti nazisti o alla Aktion T4 (il programma di eutanasia con cui venivano eliminati i portatori di handicap), i giudici che avevano provveduto a sopprimere ogni forma di dissenso al regime di Hitler in Germania, le Einsatsgruppen (unità facenti parte delle SS le quali prestarono servizio sul fronte russo tra il 1941 ed il 1945 con l’incarico di rastrellare ed eliminare ebrei, zingari e nemici politici) ed altri ufficiali dell’Alto comando della Wehrmacht, per un totale di 177 accusati. Di questi, 142 furono condannati (venticinque alla pena di morte, venti al carcere a vita, e gli altri novantotto a pene detentive inferiori ai venticinque anni).

Anche l’Italia, recentemente liberata dal regime fascista dagli eserciti alleati e dal Comitato di Liberazione Nazionale, avrebbe dovuto affrontare un processo simile a quello di Norimberga. Tuttavia, il profilarsi all’orizzonte della Guerra Fredda, la difficoltà a processare l’intero fascismo (che durante la sua ascesa e consolidamento aveva monopolizzato le classi militari ed amministrative) e la successiva amnistia Togliatti fecero sì che numerosi criminali di guerra italiani non furono perseguiti, con ripercussioni che si vedranno in contesti come gli anni dello stragismo nero. I processi di Norimberga furono un passo importante per lo sviluppo del diritto penale internazionale. Diedero anche il via a movimenti d’opinione ed a considerazioni di dottrina giuridica le quali, cinquant’anni dopo, portarono alla creazione dello Statuto della Corte penale Internazionale.