Il dramma della famiglia Kola sterminata dal monossido di carbonio, padre, madre e due figli di 22 e 15 anni
L’inferno di Porcari, in provincia di Lucca, ha distrutto un’intera famiglia e segnato per sempre un territorio che molti anni fa aveva già vissuto un simile e inaccettabile dramma. Il monossido di carbonio è un killer silenzioso e purtroppo implacabile se non ci si accorge in tempo della sua presenza ma è sempre molto difficile. I fatti, la storia, gli amici, e le raccomandazioni per evitare altre tragedie simili. Porcari si è svegliata diversa. Le strade più vuote, i negozi più silenziosi, le persone che parlano sottovoce. Davanti a una casa della frazione di Rughi, fiori e candele raccontano più di qualsiasi parola. Qui, nella notte, una famiglia intera è stata spazzata via da quello che viene definito un killer silenzioso: il monossido di carbonio. “Gente perbene, onesta, che aiutava gli altri”. È l’espressione che ricorre ovunque. I Kola erano conosciuti così.
Arti Kola, 48 anni, era arrivato in Italia circa dieci anni fa dopo un periodo in Grecia. Con lui erano arrivati la moglie Jonida e i figli Hajdar e Xhesika. Una famiglia riservata, che non dava nell’occhio, ma che si faceva voler bene. Arti lavorava come verniciatore. «Un uomo buono, sempre disponibile, con grande attenzione per gli altri», raccontano i vicini. Jonida era casalinga e aveva dedicato la sua vita alla famiglia. Ogni giorno comprava il pane nel negozio di fronte a casa: «Sempre gentile, sempre con un sorriso», dice la titolare, ancora incredula. Hajdar, 22 anni: “Un lavoratore di altri tempi”. Hajdar, il figlio maggiore, aveva 22 anni. Aveva studiato anche idraulica in un istituto superiore di Lucca e lavorava come elettricista in una ditta della zona. «Mai un ritardo, mai una scusa. Puntuale, serio, affidabile», racconta un collega. Il cugino Durim è arrivato da Modena appena ha saputo della tragedia: «Ci sentivamo spesso. Non aveva altro obiettivo che aiutare la famiglia e i genitori». Un ragazzo descritto da tutti come dolce, rispettoso, con il lavoro come punto fermo. Xhesika, 15 anni: poesie, scuola e sogni semplici. Xhesika, la più piccola, aveva 15 anni. A scuola la chiamavano Jessica. Scriveva poesie.
Le compagne e i compagni di classe di “Jessica” stanno raccogliendo i suoi scritti, un modo per tenerla viva almeno nei ricordi. «Era una ragazza molto dolce, impegnata, che seguiva il suo percorso scolastico con passione», racconta la dirigente delle scuole medie di Camigliano. Aveva un sogno nel cassetto: diventare parrucchiera, come una cugina che vive a Padova. Un sogno semplice, normale, interrotto troppo presto. Una casa comprata, ristrutturata, quasi pronta La famiglia si era trasferita a Rughi da pochi mesi. Avevano comprato la casa tre anni fa e la stavano sistemando poco alla volta. «Era quasi pronta», racconta un vicino. Un progetto costruito nel tempo, mattone dopo mattone. Doveva essere il loro punto fermo.
La notte, i soccorsi e il tentativo disperato di salvarli. “Respiravano ancora”. L’allarme è scattato quando un familiare non è riuscito più a mettersi in contatto con loro. I carabinieri sono arrivati sul posto. Un giovane vicino di casa racconta tra le lacrime ciò che è successo dopo. Insieme al padre e a un parente è entrato nell’abitazione. Sono saliti al secondo piano. Quattro corpi distesi. Ha provato a sentire il battito, a rianimarli. Con lui anche il padre. Lo zio è svenuto, ha battuto la testa, e hanno cercato di soccorrere anche lui. Poi il malessere, le vertigini, la consapevolezza che qualcosa nell’aria non andava. «Abbiamo capito che c’era una fuoriuscita di gas». Sono usciti e hanno aspettato i vigili del fuoco. «Finché ero su a provare a rianimarli sembrava ci fosse ancora una speranza. Io speravo fossero vivi». Quando i pompieri hanno portato fuori i corpi, non c’era più nulla da fare. «Conoscevo il ragazzo. Lui è stato il primo a morire».
Indagini in corso e ipotesi monossido di carbonio. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, più ambulanze, i vigili del fuoco e i carabinieri. È stato attivato anche l’elisoccorso Pegaso, poi fatto rientrare. Una quinta persona è stata soccorsa e trasferita in codice rosso all’ospedale di Cisanello: non sarebbe in pericolo di vita, ma resta ricoverata per una grave intossicazione. Durante le operazioni anche tre carabinieri sono rimasti lievemente intossicati. L’ipotesi principale è quella di una caldaia guasta o non correttamente controllata. Le indagini sono in corso e l’abitazione è sotto sequestro.
Il sindaco: “Una ferita che riapre il passato”. Il sindaco di Porcari, Leonardo Fornaciari, parla di un paese «veramente scosso». Un dolore che riporta alla mente una tragedia simile avvenuta nel febbraio del 1992. «Una sorta di déjà-vu», dice. Per rispetto sono stati annullati eventi pubblici, a partire dal Carnevale Porcarese. Anche iniziative parrocchiali sono state sospese. Domani sera, alle 21, nella chiesa del paese, si terrà una veglia di preghiera. «Sono fatti che devono indurci a una riflessione profonda», sottolinea il sindaco. «Ancora oggi si muore per un killer silenzioso come il monossido di carbonio. La sicurezza non è solo sulle strade o nei luoghi di lavoro. È anche nelle nostre abitazioni».
Un paese fermo davanti a una porta chiusa. E mentre il paese si stringe attorno a questa famiglia e prova a dare un senso a una tragedia che senso non ha, torna inevitabile anche una riflessione. Ogni inverno i vigili del fuoco intervengono per casi legati al monossido di carbonio, un gas invisibile, inodore e impossibile da percepire senza strumenti, che si sviluppa spesso a causa di caldaie o impianti mal funzionanti e ambienti poco ventilati. La prevenzione resta l’unica vera difesa: controlli periodici agli impianti da parte di tecnici abilitati, ventilazione adeguata degli ambienti e l’installazione di rilevatori di monossido in casa. In caso di sospetto, bisogna aerare subito i locali, uscire all’aperto e chiamare il 112. Perché tragedie come questa ricordano, nel modo più duro, che la sicurezza non è solo sulle strade o nei luoghi di lavoro. A volte il pericolo è dentro le nostre case, silenzioso, invisibile, e basta un attimo perché sia troppo tardi.
