I principali governi mondiali permettono a Israele di fare qualunque cosa per almeno tre motivi, ecco quali sono
Perché concediamo tutto a Israele? Ci sono almeno tre motivi principali: il senso di colpa europeo per la Shoah, la martellante propaganda sionista diffusa dai media verso l’opinione pubblica occidentale, infine gli intrecci politici, economici e militari di Israele, in particolare con i governi degli Stati Uniti d’America e dell’Europa. Di fatto Israele è una colonia europea nel cuore del Medio Oriente, popolata per la maggior parte da genti di lontana origine ebraica o solo di religione e cultura ebraica ma che fondamentalmente erano europei da generazioni, ai quali vanno aggiunti gli emigrati dagli Usa anche loro di ascendenza europea. Come sappiamo alla fine della Seconda guerra mondiale le potenze vincitrici dell’epoca decisero di dividere la Palestina per creare il “focolare nazionale” ebraico. In realtà questo progetto era già stato avviato da tempo, visto che i sionisti avevano scatenato campagne terroristiche e di colonizzazione molto prima del 1948, anno in cui venne fondata Israele. A questo punto dobbiamo considerare il “peccato originale” della Shoah.
In relazione al senso di colpa che come europei ci portiamo dietro permettiamo a Israele di fare quello che vuole, perfino violare impunemente il diritto internazionale. Ma è giusto questo atteggiamento? No, nel modo più assoluto. Vediamo di capire perché. I sei milioni di vittime di origine ebraica nei campi di sterminio sono l’albero che nasconde la foresta. La realtà è molto più complessa e la stima delle vittime, sicuramente per difetto, è di almeno venti milioni di scomparsi nei lager nazisti. Occorre ricordare che i primi campi di concentramento e di prigionia vennero istituiti in Germania subito dopo la salita al potere di Adolf Hitler nel 1933 ed erano riservati agli oppositori del regime quindi vi erano detenuti cittadini tedeschi e di altre nazionalità. Successivamente le persecuzioni e le deportazioni nei lager riguardarono i diversamente abili, gli omosessuali, i cittadini di origine africana, i rom, gli zingari, i sinti, i Testimoni di Geova e poi i criminali, gli asociali, i vagabondi, i prigionieri di guerra ecc… Prima di pensare alla “soluzione finale”, ovvero lo sterminio sistematico su vasta scala, si era pensato di deportare gli ebrei tedeschi all’estero e in questo senso vi furono contatti e accordi tra esponenti del sionismo e del partito nazista che fecero dei viaggi congiunti di esplorazione in Palestina. Possiamo quindi affermare che Israele ha monopolizzato la memoria di quegli eventi tramite la propaganda sionista, che oggi ha raggiunto livelli inusitati con il suo vittimismo aggressivo arrivando a pagare fior di dollari a influencer per diffondere in rete contenuti pro Israele. Ma cos’è il sionismo in parole semplici? Nato verso la fine del 1800 sull’onda emozionale dell’affare Dreyfuss (vi esorto a cercare notizie a riguardo) all’inizio si trattava di una ideologia che propugnava il ritorno degli ebrei alla mitica collina di Sion a Gerusalemme. Si può dire che, come il fascismo nella sua fase iniziale, il sionismo avesse vaghe tendenze socialiste; durante gli anni ’20 del secolo scorso i sionisti organizzarono il trasferimento di almeno 100.000 ebrei in Palestina dove vennero fondate comuni agricole e dal lavoro della terra doveva arrivare il riscatto.
Oggi il sionismo più radicale prende elementi e suggestioni storiche del mitico passato di Israele, in gran parte mai esistito, miscelandole assieme per creare una mistica coerente al proprio progetto politico e militare. Per capirci più o meno nello stesso modo in cui il fascismo si rifaceva all’antica Roma (con la quale aveva poco e nulla a che spartire) o come fece il nazismo con gli antenati Germani e gli Dei nordici: è l’uso della storia a fini politici che definisce il fascismo. La deriva del sionismo riunisce in sé tutte una serie di caratteristiche che è possibile comparare con il nazifascismo: la razza superiore eletta da Dio e destinata a espandere i confini della “Grande Israele” a scapito dei vicini, espellere i non ebrei dallo stato o renderli cittadini di serie B e sterminare gli arabi. A tutto ciò va aggiunto il continuo richiamo da parte degli israeliani alla memoria delle persecuzioni naziste delle quali si sentono gli unici depositari e abbiamo visto che non è vero. Ilian Pappé, che è storico di livello e pure israeliano, rileva che il sionismo con le sue politiche suprematiste sta conducendo lo stato ebraico verso il collasso e la dissoluzione. Vediamo di non farci travolgere dalle macerie.
