L’editoriale

Gli Stati Uniti di Trump stanno cercando di creare il loro martire per sfruttarlo in futuro

Gli Stati Uniti d’America, spesso difesi a spron battuto da una pubblicistica estera che si è finanche prostrata di fronte allo zio Sam, stanno santificando la figura di un giovane individuo che di santo non aveva proprio niente (fermo restando che ovviamente la violenza e l’omicidio non dovrebbero avere mai l’ultima parola a prescindere dalle idee e dalle opinioni): ma insomma si vantava lui stesso di essere un misogino, un razzista, un fomentatore d’odio che predicava in buona sostanza la supremazia del maschio bianco conservatore eterosessuale americano protestante. Charlie Kirk, come individui ben più illustri (o forse no) prima di lui, per alcuni negli Usa è alle soglie del sacro, dal latino Sacer, ovvero non solo il termine cattolico per come lo intendiamo in senso comune ma, più precisamente, un qualcosa o qualcuno o un dove che deve essere approcciato con i dovuti rituali e riguardi. Ed è così che Jimmy Kimmel, volto storico della satira statunitense si è visto sospeso il programma. Perché? Perché aveva ironizzato sulla morte, brutale, di Charlie Kirk, aveva dissacrato la figura di Charlie Kirk.

Lo stesso sta accadendo sui Social dove parlare di Kirk in maniera denigratoria, ironica o dissacrante scatena l’algoritmo, la bestia digitale che tutto blocca e censura appena vengono dati i giusti input dall’alto. Ironizzare su Charlie Kirk è sullo stesso piano dell’antisemitismo, del nominare il pittore austriaco (così bisogna chiamarlo per nominarlo sui social) del dire la parola con la N. che mise nei guai parecchi personaggi dello spettacolo e della politica (ma non Kirk).
Ma Charlie Kirk, che vi piaccia o no, è più rappresentativo degli Stati Uniti D’America di un Martin Luther King qualunque. Leggete bene l’ultima frase. Respirate. Contate fino a 10. Lasciate sedimentare questa brutale affermazione che sa di provocazione al vetriolo. Fatto? Possiamo partire. Quello che predicava Charlie Kirk non è altro che la sana e genuina narrazione che fa da fondamenta degli Stati Uniti D’America, l’utopia bieca e pura sulla quale questa nazione che noi tanto prendiamo ad ideale si è fondata. Noi siamo cresciuti solo con l’immagine che gli USA danno al resto del mondo, attraverso Hollywood, i social Network, la narrazione della villetta a schiera nel bel quartiere residenziale, i due/tre figli, le cheerleader e il cibo colorato e buonissimo. Hollywood mostra l’America come il popolo che combatte l’oppressore, che fa fortuna con le proprie forze, che spara al cattivo, che si batte il petto e si strappa il cuore per gli oppressi e sgomina il brutto dittatore.

Questo è quello che conosciamo noi dalla loro propaganda. Ma basta parlare con le famiglie americane e leggere qualche statistica per scoprire che la realtà del cittadino medio statunitense non è tanto dissimile da Stati del terzo mondo dove il lusso è nelle mani di pochi, la classe media è ormai inesistente, la criminalità è alle stelle, nemmeno le scuole sono sicure e molti cittadini vivono in stati di analfabetismo funzionale, degrado, precarietà e promiscuità , tossicodipendenza, debiti dai quali non si risolleveranno mai e molto altro.
La terra della libertà è tale solo per una esigua fetta di popolazione. Gli altri muoiono strangolati da un modello economico che chiaramente non è sostenibile sul lungo periodo.

I Padri Pellegrini a bordo della Mayflower, altre figure sacre per la narrazione statunitense, altri non erano che integralisti cristiani in fuga dalla “decadente Europa” per fondare colonie dove vivere rettamente sotto la guida del vero vangelo. La guerra d’indipendenza dal Regno Unito, o impero britannico che dir si voglia, venne combattuta da quelli che a parti inverse sarebbero chiamati terroristi e guerriglieri non certo padri fondatori. Se gli inglesi avessero schiacciato i coloni, sui libri di storia si parlerebbe di ribelli e terroristi delle colonie americane. In molti vennero attirati dalle parole di Libertà per tutti e diritto di perseguire la felicità. Ma gli immigrati irlandesi, fra i primi a cercar fortuna negli Stati Uniti trovarono razzismo e diffidenza. L’Irlandese era cattolico, non protestante. Ed ecco i primi cittadini di second’ordine, appena un gradino sopra a nativi americani e africani
La società americana, o meglio, il pensiero americano si fonda su due principi cardine, una nazione retta sotto il protestante Dio Onnipotente e la vittoria contro l’avversario, l’oppressore, il cattivo di turno, sia esso il comunismo, il giapponese, lo sporco indiano, il pittore austriaco. Gli Stati Uniti avranno sempre bisogno di un nemico perché la loro tradizione si fonda su queste basi tanto quanto l nostra si fonda sull’antica Roma. Il bambino americano non impara la storia partendo dal nostro stesso inizio ma gli viene innanzitutto raccontata la storia del Mayflower e in seguito dei padri fondatori. Esuli e ribelli. Star Wars di George Lucas simboleggia perfettamente la storia americana. Un gruppo di ribelli che distrugge l’impero del male. Se scorrerete la filmografia da blockbuster statunitense vedrete ripetersi lo stesso tipo di narrativa, il poliziotto ribelle che risolve il caso per cui il colpevole è un ricco corrotto o qualche straniero senza scrupoli preso a pistolettate nel finale.

Ogni mattina i giovani statunitensi fanno il saluto alla bandiera, il saluto di Bellamy che visto con occhi critici sembra in tutto e per tutto qualcosa di assimilabile ad un regime totalitario: «Giuro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti d’America, e alla Repubblica che essa rappresenta: una Nazione al cospetto di Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti.» Dio è sempre presente. Sulle banconote come prima di cenare in famiglia, nei comizi politici come a scuola. Dio è più nominato nelle situazioni ufficiali negli Stati Uniti che nella cattolicissima Spagna o nella nostra cara Italia così prossima al Vaticano. Se gli Stati Uniti non avessero Hollywood e il vestito che quest’industria ha cucito loro addosso, al resto del mondo sembrerebbe, non a torto, una nazione di pazzi, fanatici, bigotti e rissosi. E lo sono davvero, ma non lo sono diventati dall’ascesa di Donald Trump. Lo sono da sempre, da quando i primi straccioni sono scesi dal Mayflower perché non avevano un posto dove professare il loro credo integralista. Da quando i coloni, vessati dalle tasse e dalle vessazioni della decadente ed avida Inghilterra iniziarono a compiere attentati e omicidi come dei perfetti piccoli brigatisti (o Jihadisti se preferite) e la loro fortuna e successo fu dovuta da un investitore straniero che aveva molto a cuore la disfatta degli inglesi e per cui li rifornì di tutto ciò di cui avevano bisogno per vincere una guerra persa in partenza. Gli Stati Uniti fondano la loro essenza su questa narrazione, sul cristiano devoto bianco che combatte allo strenuo contro lo straniero oppressore e vive rettamente sotto Dio. Crescere con questo patrimonio culturale radicato di generazione in generazione, traslato su tutto quello che viene prodotto, detto e fatto, fa sì che sia lecito mettere in dubbio la teoria evolutiva, sia lecito proibire il diritto fondamentate di una donna ad abortire, sia naturale che chiunque non sia un vero americano non abbia diritto ad alcunchè e si trasformi un parolaio del grado pari a un ubriacone da bar in una celebrità e in un martire.

Charlie Kirk in verità predicava nient’altro che un ritorno a quell’America che fino alla fine degli anni ’50 era più che reale ovvero l’apparente utopia di una nazione vincitrice e florida retta sotto Dio composta da nuclei familiari dove tutto doveva essere perfetto (e poco male se la donna di casa era perennemente sotto psicofarmaci o vittima di una lobotomia transorbitale, purché fosse moglie e madre integerrima. Charlie Kirk è martire e futuro beato e santo (il vecchio adagio scherza sui fanti ma lascia stare i santi) indipendentemente dal proseguo della deriva idioticoautoritaria degli USA o di un ritorno all’ipocrita narrazione del faro di civiltà e libertà. Non è stato silurato dalla sera alla mattina Brian Kilmeade per aver detto sulla FOX che ai senza tetto e i malati di mente andrebbe fatta l’iniezione letale. Non è stata martirizzata con la stessa enfasi la politica democratica Melissa Hortman uccisa il 14 Giugno 2025 e la cui notizia manco ci ha raggiunto. Non sono state censurate le migliaia di Meme su George Floyd ucciso dalla brutalità della polizia o alle migliaia di persone che muoiono nelle strade ogni giorno vittime di una sanità che crea tossicodipendenti e un sistema previdenziale che condanna ogni errore.

Questo è stato un trattamento dedicato esclusivamente a Charlie Kirk. Il martire Charlie Kirk, San Charlie Kirk Evangelista, morto per il popolo americano per aver portato il messaggio dei veri valori con i quali l’America si potrà salvare. Ritrovando la sua essenza razzista, misogina, omofoba e supremazista. Ameno per una parte degli Usa, ovviamente.