Cronaca

Giochi invernali e cambiamento climatico, a rischio il futuro delle Olimpiadi “bianche”

Giochi invernali, a rischio il futuro delle olimpiadi “bianche”. E’ il grido lanciato dal mondo scientifico, che preannuncia uno scenario a dir poco allarmante. Nel mirino il cambiamento climatico, che mette a rischio la stessa sopravvivenza dello sport ad alta quota, rendendo sempre più difficile garantire neve naturale e temperature idonee. Infatti, se un tempo la scelta della sede olimpica dipendeva dal prestigio e dalle infrastrutture, oggi il fattore determinante è uno solo: la sostenibilità, sia ambientale che economica.
A disegnare questo quadro, uno studio dell’Università del Surrey in Inghilterra pubblicato nel 2021. Secondo i ricercatori, se non verranno rispettati i limiti sulle emissioni previsti dall’Accordo di Parigi, delle 21 località che hanno ospitato i Giochi dal 1924 a oggi, solo una – Sapporo, in Giappone – sarebbe in grado di farlo ancora in futuro. Un dato che tocca da vicino anche l’Italia. Già nel 2021 Cortina d’Ampezzo, protagonista insieme a Milano dei Giochi 2026 tuttora in corso, veniva considerata a rischio per i criteri climatici del futuro da vari studi e report ambientalisti. Per gareggiare, infatti, sono necessarie temperature tra i -20°C e i +10°C. Oltre questa soglia, la tenuta del manto nevoso diventa critica.

Dal 2021 ad oggi, cosa è cambiato? A meno di due settimane dal via di Milano-Cortina 2026, a dominare sulle montagne che di lì a poco hanno attirato le telecamere di tutto il mondo non era il bianco naturale, ma quello artificiale. La quantità totale di neve prodotta dai cannoni stimata per la manifestazione, è 2,4 milioni di metri cubi: un’operazione che richiede circa 1,2 milioni di metri cubi d’acqua. Un enorme dispendio di risorse economiche. La produzione di neve costa infatti fra i 3 e i 7 euro al metro cubo e rende indispensabili impianti idrovori, condotte e compressori in continuo movimento.

Non è escluso, per l’evento, l’utilizzo di energie rinnovabili: nonostante questo, gli studiosi del New Weather Institute, in collaborazione con Scientists for Global Responsibility e Champions For Earth, stimano che queste Olimpiadi produrranno circa 930mila tonnellate di emissioni di CO2 equivalente. E le olimpiadi del futuro? Secondo una ricerca condotta dall’Università di Waterloo e dall’Università di Innsbruck aggiornata nel 2024 e pubblicata sulla rivista scientifica “Current Issues in Tourism”, la lista delle località che potrebbero dire addio ai cinque cerchi entro la metà del secolo è lunga e comprende nomi storici del turismo montano. Tra le città considerate “climaticamente inaffidabili” ci sono: Chamonix (Francia), Garmisch-Partenkirchen (Germania), Oslo (Norvegia), Vancouver (Canada) e Sarajevo (Bosnia-Erzegovina). Come salvare le Olimpiadi invernali e, soprattutto, il loro indotto economico? Sono al vaglio del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) delle contromisure drastiche. Una delle ipotesi è la creazione di un gruppo ristretto di sedi fisse dotate di infrastrutture già pronte, da far ruotare nel tempo in modo da scongiurare nuove cementificazioni. Ma non si esclude l’anticipo del calendario olimpido: far partire le gare due o tre settimane prima di febbraio/marzo per sfruttare meglio il freddo, raddoppiando il numero di località ancora adatte ad ospitare le gare.