Linea Oriente

Ennesimo attacco con droni alla “Global sumud flotilla”, Israele non ascolta nessuno

Attaccata nella scorsa notte la Global Sumud Flotilla in acque internazionali a sud dell’isola di Creta. Dieci, forse quindici attacchi probabilmente da parte di Israele, con droni che hanno rilasciato bombe, spray urticante e altro materiale non identificato. Non ci sono feriti ma due imbarcazioni registrano danni: la Zefiro e la Morgana in cui si trovano anche cittadini italiani tra i quali la portavoce italiana della Flotilla Maria Elena Delia che ha dichiarato in un video diffuso sui social “Gli attacchi alle imbarcazioni della Flotilla mettono a rischio la vita di chi è a bordo. Quanto sta accadendo è di una gravità senza precedenti perché avviene in acque internazionali, nella più totale illegalità. Abbiamo già allertato chi di dovere, anche la Farnesina, e stiamo cercando di far sapere cosa avviene”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani da New York dove si svolge l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto a Israele di garantire l’incolumità di quanti sono a bordo e che le eventuali operazioni delle forze amate siano condotte rispettando il diritto internazionale e un principio di assoluta cautela.

Si tratta del terzo tentativo della Flotilla di forzare il blocco per approdare a Gaza e non è la prima volta che viene attaccata. Da parte di Israele è stato proposto di trasferire i carichi di aiuti umanitari nel porto di Ashkelon ma questa soluzione è stata respinta in quanto secondo i rappresentanti della Flotilla mira a “ostruire la consegna degli aiuti umanitari a Gaza.” In un comunicato diffuso via internet si legge che “I precedenti di Israele di intercettare le navi, bloccare i convogli e limitare le rotte dimostrano che la sua intenzione non è facilitare gli aiuti umanitari, ma di controllarli, ritardarli e negarli” inoltre “La comunità internazionale non interpreti le dichiarazioni di Israele come mere istruzioni operative, poiché rappresentano la continuazione del blocco che, secondo investigatori dell’Onu è parte del genocidio in corso a Gaza”.

Mentre in Italia i politici si indignano per qualche vetrina rotta avallano la distruzione di una intera città e il genocidio della popolazione civile oltre che non garantire reale protezione alla rete degli aiuti umanitari. Eh già, basta che non accada nel nostro giardino. Ma siamo sicuri che non accadrà? L’Europa ha già affrontato negli scorsi anni situazioni critiche dovute al terrorismo di diversa matrice – da quella islamica a quella di estrema destra – e mi riferisco a episodi che abbiano purtroppo registrato delle vittime. Ebbene, siamo pronti ad affrontare l’ennesima stagione funestata dal terrorismo? Non da parte dei “soliti noti” ma di tutt’altra provenienza. Le minacce non troppo velate stanno nelle dichiarazioni rilasciate qualche tempo fa da Itamar Ben-Gvir, ministro della sicurezza del governo Netanyahu. Minacce che prenderei piuttosto sul serio visto che sono già innumerevoli le violazioni delle più elementari norme del diritto internazionale da parte di Israele. Nello stesso modo in cui i nazisti si atteggiavano a cavalieri del bene i sionisti si sentono investiti da una missione divina inventata a tavolino.

In questo gioco di specchi si riflettono nazismo e sionismo: nessuno dei gerarchi nazisti corrispondeva all’ideale uomo ariano; chi era troppo basso, chi dipendente dalla morfina, chi aveva pronunciati difetti fisici. Gli israeliani non hanno nemmeno una goccia di sangue semita. Perdonate la metafora del sangue, il dato è che i veri semiti oggi sono i palestinesi e non lo affermo io ma la genetica ovvero il DNA. E se continuiamo a definire come antisemiti coloro che contestano l’operato di Israele stiamo facendo un torto alla storia, alla scienza, alle vittime e a noi stessi.