Ennesima dimostrazione di “trumpismo” all’Onu, ma non è sempre stato così nella vita di “The Donald”, ecco perché
Quello che abbiamo visto all’Onu nei giorni scorsi rappresenta forse l’incubo assoluto di ogni persona dotata di raziocinio. Donald Trump è il primo presidente americano ad incarnare il peggio di molti suoi predecessori più o meno illustri. Lascivo come un Clinton, Snob come un Kennedy, burbero come un Nixon, reazionario come un Reagan, guerrafondaio, bigotto come un Bush e cafone come un Lyndon Johnson. Ma checché se ne dica questi nomi hanno luci ed ombre. Perfino i demonizzato Nixon al confronto di oggi sarebbe passato per una timida studentessa del liceo classico. Nixon era tante cose, ma come i personaggi nominati qui sopra era in primis un animale politico, un ambiente in cui sapeva muoversi molto bene.
Che stiamo assistendo ad una degenerazione della classe politica in squallida parodia è un dato di fatto assodato ma ciò che spaventa di più di Donald Trump non sono tanto le dichiarazioni antiscientifiche come il fatto che gli antidolorifici causino l’autismo (questa è solo l’ultima delle migliaia di castronate dette dall’amministrazione trump in materia scientifica nei suoi due mandati) o la sua volatilità in fatto di politica estera e non è nemmeno quella sua palese incapacità di gestire l’economia del paese che sta governando, del resto, Trump è riuscito nell’ arduo compito di far fallire un Hotel con Casinó ad Atlantic City è questo necessita molto impegno ed un’incompetenza innata.
No. Quello che deve far profondamente paura di Donald J. Trump, imbonitore extraordinaire affetto da demenza senile, è la sua perdita di senso dell’umorismo, dell’autoironia, di una forma di simpatia da americano cafone smargiasso che non si prendeva molto sul serio (almeno sotto i riflettori) da renderlo quasi…simpatico. Associare Trump alla parola “ simpatia” è come associare Margaret Tatcher alla parola “umano” eppure invito i nostri lettori a cercare su YouTube DONALD TRUMP HOUSE OF WINGS.
Si tratta di uno sketch datato 2004 del Saturday Night Live, lo storico programma di comedy e satira statunitense dove talvolta Donald (come del resto in molti altri programmi e film) ha fatto qualche ospitata. Lo sketch è semplicemente una promozione della sua (fittizia) catena di fast food di alette di pollo. Donald fa una auto parodia del suo modo di promuovere business con un assurdo balletto. È solo uno dei tanti momenti in cui Trump, ben distante dalla sua figura attuale di bieco aspirante dittatore, si prestava a momenti di autoironia. Trump era parte delle icone pop di New York, non dissimilmente da Woody Allen, Sex and The City, il central park, il Monk Cafe della serie Seinfeld, Broadway e gli artisti concettual di Soho.
Trump incarnava la parte del businessman newyorkese, un po’ arrivato, un po’ improvvisato, un po’ JR di Dallas, un po’ Frank Reynolds di “C’è sempre il sole a Philadelphia”. Uno stereotipo cosciente in una qualche misura di essere uno stereotipo capace di sfruttare questo tratto per generare la stessa forma di simpatia che generava l’ubriacone inetto Boris Yeltsin.
Eppure qualcosa è cambiato. Lo sketch di cui vi ho accennato, non fosse stato per gli archivisti del web, sarebbe scomparso dalla faccia della terra su richiesta esplicita dello stesso Trump. Così come altre sue comparsate e situazioni dello stesso tenore, Donald Trump ha oscurato buona parte dei filmati che ne davano un’immagine non conforme alla narrativa dell’americano maschio alfa salvatore della patria.
La cosa preoccupante è che questo è iniziato ad accadere ben prima che Donald iniziasse la sua corsa alla Casa Bianca. Sia stato per il suo Pigmalione Steve Bannon o per altre ragioni, Trump da un decennio sta correggendo l’immagine da icona pop bonacciona a quella a cui siamo abituati oggi. Il messaggio è chiaro, Trump ha sempre finto di essere qualcun altro e ora non ne ha più bisogno. Vedere Donald Trump house of wings oggi è molto necessario non solo per il semplice e obbligato spirito sovversivo che combatte la volontà che vorrebbe quel video cancellato dalla faccia della terra (al pari dei files di Epstein…ops) ma per mostrare il volto inquietante di un Donald J. Trump diverso, che nel ventennio seguente avrebbe gettato la maschera per tenere il mondo in sospeso sull’orlo dell’apocalisse il cui orologio segna 89 secondi alla mezzanotte.
