Diagnosi di cefalea, ma era un’emorragia cerebrale: rimane semiparalizzato a 51 anni e poi muore, maxi risarcimento ai familiari
Aveva un mal di testa così forte da non riuscire a tenere gli occhi aperti, ma per i medici di un ospedale fiorentino che lo hanno visitato si trattava solo di una «cefalea muscolotensiva» e l’uomo viene rimandato a casa con terapia farmacologica. Ma le cose stavano diversamente. Dopo tre giorni il dolore è così forte che deve intervenire il 118 che lo preleva dal posto di lavoro e lo porta nuovamente in ospedale dove stavolta vengono effettuati esami specifici e viene fuori la drammatica realtà: c’è un’emorragia cerebrale in corso. L’operaio fiorentino 51enne viene sottoposto a un intervento chirurgico ma ormai è tardi e resta semiparalizzato.
I fatti risalgono all’autunno del 2013 e l’uomo dopo le dimissioni finirà in un centro specializzato nelle gravi problematiche che a quel punto lo affliggono sia a livello motorio sia cognitivo. Dopo circa 9 anni di sofferenze l’uomo muore a 60 anni per arresto cardiaco. A quel punto i parenti avviano un contenzioso giudiziario contro l’ospedale fiorentino ma in primo grado i giudici non ravvisano alcuna responsabilità medica per ciò che era avvenuto nel 2013. La corte d’Appello di Firenze è di tutt’altro avviso. Nei giorni scorsi i giudici di secondo grado, Santese, Conti e Mazzarelli, hanno condannato il nosocomio fiorentino a risarcire i familiari dell’operaio con circa 731 mila euro più interessi. Una diagnosi tempestiva avrebbe evitato all’uomo tutte quelle sofferenze dal giorno dell’emorragia al decesso.
La perizia disposta dai giudici d’Appello sottolinea invece le gravi responsabilità per la mancata e corretta diagnosi nel 2013: «Pur essendo la diagnosi di emorragia subaracnoidea lieve intrinsecamente difficile, come riportato nelle linee guida, il caso dell’operaio fiorentino non presentava caratteri di atipia che fossero motivo di speciale difficoltà». Per la corte d’Appello di Firenze un appropriato approfondimento diagnostico avrebbe evitato tutte le terribili conseguenze dell’emorragia cerebrale sul paziente ma non fu eseguita nemmeno una tac il primo giorno, stando al resoconto processuale.
Si legge molto chiaramente nella sentenza di secondo grado: «Non si trattava di formulare una diagnosi di emorragia subaracnoidea immediatamente, ma di impostare un corretto procedimento di diagnosi differenziale che avrebbe portato alla corretta conclusione. Ne consegue la stima che il ritardo tra esordio clinico e trattamento fu di 99 ore». Accertato l’errore medico i giudici hanno poi quantificato il risarcimento spettante ai familiari, ribaltando il verdetto di primo grado. Ora avranno come detto circa 731 mila euro.
(Fonte Corriere Fiorentino)
