Dalla Cina un messaggio chiaro nonostante la parata militare, più commercio tra le nazioni e meno guerre
“Li abbiamo già sconfitti e possiamo farlo ancora”… Sembrano pensare i leader del mondo multipolare riunitisi in Cina per le celebrazioni della vittoria contro il Giappone nella guerra antifascista. La Cina si propone come nuova potenza pacificatrice mondiale con queste credenziali. Il presidente Xi Jinping in un discorso ha illustrato una serie di cinque iniziative già avviate dal paese improntate allo sviluppo e alla sicurezza globali:
1) uguaglianza sovrana e rispetto del diritto internazionale;
2) multilateralismo autentico;
3) centralità delle persone;
4) orientamento all’azione;
5) benefici condivisi tra Nord e Sud del mondo.
Possono apparire parole semplici – e lo sono – quasi banali per chi non coglie la profondità del pensiero cinese. In relazione alla mutevolezza degli equilibri internazionali il presidente Xi Jinping propone un modello governativo globale che sia improntato all’equità e alla inclusività anche e soprattutto dei paesi emergenti. La Cina intende recuperare il ruolo delle Nazioni Unite e lavorare con la comunità internazionale per gettare le basi di un futuro pacifico che sia condiviso per l’umanità intera. Sono portato a fidarmi di loro, la loro diplomazia parla chiaro e mai a vanvera. Com’è chiaro che la Cina ha tutto l’interesse a restare la “fabbrica del mondo” ed espandere le proprie linee commerciali quanto più possibile. Lo sta facendo via terra con il progetto della via della seta che va a integrare strade e linee ferroviarie per una distribuzione più capillare delle merci cinesi ma anche delle importazioni da altri paesi. Io compro tutto da loro ormai, tanto anche se acquisti prodotti che in teoria provengono da altri paesi sono sempre made in China.
Ora dopo averci inondato di paccottiglia iniziano ad arrivare i loro prodotti di media e alta fascia, di qualità e anche di costo superiore. Comprese le automobili che non hanno nulla da invidiare alle nostre. Le copiano? Forse, considerato che nel corso dei secoli ci siamo sempre scopiazzati a vicenda. Ma questo non toglie nulla in termini di qualità e di prestazioni anzi può essere un valore aggiunto, non dimentichiamo che i più grandi ladri di brevetti e di proprietà intellettuale contemporanei si trovano oltreoceano non nelle terre d’oriente. Quello che in teoria manca alla Cina per aspirare al dominio del mondo (cosa che per inciso non credo rientri nei loro piani) è una forte marina militare. Non so a che punto si trovano nello sviluppo di navi da guerra, di certo possiedono una potente flotta commerciale, visto che l’80% delle merci nel mondo viaggia via mare, ma è probabile che siano ancora gli USA ad avere il predominio sui mari. La questione di Taiwan è legata appunto al controllo dello stretto tra l’isola e la madrepatria, non c’entrano nulla questioni nazionalistiche tanto più che esiste il principio accettato anche dagli Stati Uniti di una sola Cina. Durante il conflitto contro il Giappone comunisti e nazionalisti avevano fatto fronte comune ma alla fine della guerra arrivò la resa dei conti: ai nazionalisti fu concesso di riparare a Taiwan. Nel 1971 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riconobbe la Cina Popolare come l’unico legittimo rappresentante all’ONU. Nel solco di Confucio, Mao, Deng Xiaoping la Cina oggi si mostra al mondo con un nuovo modello di sviluppo (che ha preso spunto anche dal sistema misto italiano degli anni del dopoguerra mentre noi oggi lo abbiamo abbandonato per abbracciare il neoliberismo) che definisce socialismo con caratteristiche cinesi.
Un sistema che governa più di un miliardo di persone e che ne ha portati fuori dalla povertà assoluta 800 milioni nell’arco di trent’anni e scusate se è poco. Restano le preoccupazioni, da parte di una fetta di opinione pubblica, per la parata militare che ha visto la presenza di Kim Jong-un e Vladimir Putin i quali sembrano aver stretto più che una partnership strategica con la Repubblica Popolare. Indubbiamente è stata una dimostrazione “muscolare” e tuttavia inevitabile considerata la postura ostile dell’Unione Europea. La speranza è che non si stiano formando blocchi contrapposti ma che a prevalere siano dialogo e concordia. Ce lo auguriamo tutti.
