Linea Oriente

Continua l’espansione violenta dei coloni in Cisgiordania, per Gaza il futuro è ancora incerto nonostante la tregua

Quale futuro per Gaza? Difficile a dirsi se non saranno gli stessi palestinesi a determinarlo. Noi dalle nostre sicure – per ora – case d’occidente possiamo capire davvero poco di quel contesto soprattutto se siamo privi di empatia e di lucidità mentale. Per capirci ripetere a pappagallo, come sento fare in giro, affermazioni su una situazione della quale non si ha una minima conoscenza, soprattutto dal punto di vista politico, genera opinioni che come dico sempre lasciano il tempo che trovano. Ho già espresso molti dubbi nei miei precedenti interventi riguardo la volontà di Israele di perseguire il piano di pace ed è facile prevedere che finché resterà in carica il governo sionista di estrema destra c’è poco da farsi delle illusioni. Intanto nella striscia continuano le violazioni della tregua da parte dei militari dell’IdF, i crimini delle bande armate di diversa provenienza che agiscono seminando il terrore, le rese dei conti tra fazioni politiche e criminali. Continua lo stillicidio silenzioso degli operatori sanitari, di quelli dell’informazione e delle altre figure che reggono la società civile. Continua il blocco degli aiuti al confine con l’Egitto nonostante secondo la Corte Internazionale di Giustizia, che ha emesso un parere consultivo, Israele deve garantire la fornitura di aiuti alla popolazione civile e la presenza degli operatori internazionali nella Striscia di Gaza. Continua l’espansione violenta dei coloni in Cisgiordania che non si fanno scrupoli ad attaccare armati di bastoni i contadini palestinesi che raccolgono le olive, di distruggere le scuole, di intimorire chi cerca in qualche modo di opporsi al loro selvaggio fanatismo o di documentarlo. Espansione avallata dal governo israeliano che ha varato attraverso il voto del parlamento un disegno di legge che mira ad annettere la Cisgiordania che, ricordiamolo, è governata dall’Autorità Nazionale Palestinese. Per quanto il mio parere conti avevo già chiaro che gli israeliani non avrebbero rispettato i patti e che avrebbero tentato di intimorire gli alleati dei palestinesi in Libano nell’attesa di fare il colpo in Cisgiordania come appunto sta avvenendo. Non sono un facile profeta, anzi vi esorto a confutare ogni mia affermazione che è dettata principalmente dall’intuito, e tuttavia in questo caso sono i fatti a parlare. Il segretario di stato degli USA Marco Rubio, altro personaggio non proprio raccomandabile, ha avanzato dei dubbi comunicati a Netanyahu rispetto alla volontà di procedere con l’annessione aggiungendo che le violenze dei coloni sono una minaccia per l’accordo raggiunto. “Penso che il presidente Trump abbia chiarito che non è qualcosa che possiamo sostenere in questo momento”. Per un altro attore piuttosto importante, la Turchia, che ricordiamolo oltre che aspirare al ruolo di potenza guida della regione è un paese membro effettivo della NATO “l’annessione della Cisgiordania è una provocazione illegale”. In un comunicato del ministero degli esteri Ankara ha condannato il provvedimento della Knesset che “viola il diritto internazionale” definendolo “nullo e privo di valore”. Il giorno che i palestinesi potranno riavere la loro patria ingiustamente sottratta appare sempre più lontano all’orizzonte e mai come stavolta mi auguro di sbagliare.