Disumanizzazione, la velocità dell’era digitale di sicuro non aiuta a contrastare violenza e assuefazione, due piaghe dei nostri giorni
Rallentare, non se esista ancora o meno questa scritta che anni fa si poteva trovare spesso a terra su alcune strade italiane, in caratteri cubitali, ma di sicuro era profetica e non riguardava solo la circolazione stradale, a leggerla col senno di poi. Forse qualche segnale strada reca ancora questa dicitura. Tutto troppo veloce, troppo digitale, e fagocitiamo tutto con una rapidità mai vista prima. Ma la mente umana ha bisogno di tempo per decifrare e decodificare la realtà. Tutta questa velocità si sta abbrutendo. E la vioenza, in ogni sua forma, è in aumento ovunque. In Ucraina e a Gaza si continua a morire, nonostante tutti gli interventi diplomatici del mondo. Si muore anche negli Usa, come abbiamo appreso, da milizie armate di Stato, e si muore in molte altri parti del mondo. E si muore anche in Italia. Un rapinatore oggi 1 febbraio ha sottratto la pistola a una guardia giurata a Milano e si è messo a sparare contro la polizia che ha risposto al fuoco. Il rapinatore è in fin di vita. Nei giorni scorsi un ragazzino ha minacciato con un coltello i compagni di classe a Bologna, poi ci sono le aggressioni alle donne da parte di uomini sempre più brutali, e ci meravigliamo se un autista disgraziato fa scendere dll’autobus un ragazzino di 11 anni sotto l neve da solo e al buoio? E tra i passeggeri o tra chi lo ha incrociato per strada in quell’ora e mezzo di cammini verso casa, nessuno si è fermato a chiedere se avesse bisogno di aiuto. Sarebbe bastato anche solo prestargli il cellulare per chiamare casa, e invece niente. Ormai non ci tocca più niente, il processo di disumanizzazione sembra irreversibile. Probabilmente il mondo digitale in cui viviamo tutti non aiuta. Ci stiamo disumanizzando. Viviamo chiusi nei nostri mondi digitali, dietro a uno schermo, dove tutto scorre troppo in fretta. Anche la vita degli altri. Siamo diventati spettatori passivi del dolore. Ci indigniamo per qualche ora, magari condividiamo una storia, poi torniamo a scrollare. Sul web quando qualcosa non ci piace passiamo oltre, ma nella vita reale non è così. Non si può prendere solo il buono delle cose e delle persone, non si può scrollare a andare avanti. Stiamo perdendo l’abitudine ad accogliere anche quello che non è di nostro gradimento. Sempre più digitali, ma l’uomo è analogico non digitale. Tutta questa velocità ci sta peggiorando. Era meglio prima? No ma i provessi evolutivi fanno governati altrimenti ci governano loro. Un nuovo Umanesimo dovrà nascere per rimettere al centro di tutto l’essere umano. Ma “primavera intanto tarda ad arrivare”. Contrastare la disumanizzazione significa dunque rifiutare il linguaggio dell’odio in ogni sua forma, anche quando colpisce chi non ci piace o chi percepiamo come nostro “avversario”. Non può esserci doppia morale: se ci offendono le parole usate contro alcune persone, dovremmo indignarci allo stesso modo quando vengono rivolte ad altre, indipendentemente dal loro orientamento politico o dalla loro posizione sociale. Infine, per contrastare la disumanizzazione, dovremmo fare un atto di coraggio personale: abbracciare la nostra umanità. Se la disumanizzazione inizia con le parole e le immagini, la riumanizzazione comincia nello stesso punto. Significa scegliere ogni giorno, con calma, coi tempi giusti, analogici e non digitali, di riflettere e di non attraversare quella linea sottile che separa il dissenso dal disprezzo, il confronto dalla violenza, la responsabilità dall’umiliazione, custodendo così la dignità umana come confine invalicabile della nostra convivenza. Questo effetto domino va interrotto da ognuno di noi, costi quel che costi.
