Cronaca

Charles Manson, la storia del più famoso dei serial killer, che però non uccise mai nessuno direttamente, in una nuova serie Sky

La figura di Charles Manson torna nuovamente a far parlare di sè grazie alla nuova docuserie di Sky Crime intitolata «Manson: La fabbrica del male». Suddivisa in tre episodi, l’opera offre una prospettiva inedita sulla mente di uno dei criminali più discussi della storia americana, facendo uso di materiali audio mai pubblicati prima. Queste registrazioni sono il frutto delle conversazioni tenute negli ultimi anni di vita da Manson con John Michael Jones, un ex compagno di prigione con cui il leader della “Famiglia” era rimasto in contatto. Attraverso queste tracce audio e le testimonianze di alcuni ex seguaci, la serie ricostruisce non solo i celebri massacri, ma anche le profonde radici psicologiche di un uomo capace di manipolare decine di giovani menti. Per comprendere la figura di Charles Manson, è necessario analizzare una vita segnata, fin da subito, dall’abbandono e dalla violenza. Figlio di una ragazza giovanissima con numerose problematiche legate alla dipendenze e di un uomo che non lo riconobbe mai, Manson trascorse i suoi primi anni in un ambiente degradato. Dopo l’arresto della madre, iniziò un lungo percorso tra riformatori e prigioni minorili. In queste strutture, il giovane Charles imparò a difendersi con la forza fisica, dedicandosi alla boxe, ma sviluppò anche una spiccata tendenza al crimine, passando dal furto d’auto allo sfruttamento della prostituzione. Durante i periodi di detenzione, si appassionò anche alla musica e alle tecniche di ipnosi, strumenti che in seguito sarebbero diventati fondamentali per esercitare il suo carisma sugli altri.

La svolta avvenne nel 1967 quando, dopo aver passato gran parte della sua vita dietro le sbarre, Manson venne rilasciato ed approdò a San Francisco proprio durante la cosiddetta “Estate dell’Amore”. In un clima di ribellione e ricerca spirituale, iniziò a radunare attorno a sé ragazzi e ragazze vulnerabili, spesso in fuga da famiglie assenti o conflittuali. Presentandosi come una sorta di guru, Manson utilizzò droghe psichedeliche come l’Lsd per compromettere la volontà dei suoi seguaci, trasformando una comune hippie in una setta devota e potenzialmente pericolosa, nota come la “Famiglia”. Il gruppo viveva di espedienti e occupazioni abusive, spostandosi infine allo Spahn Ranch, un vecchio set cinematografico vicino Los Angeles, dove Manson esercitava un controllo totale sui membri, caratterizzato da abusi fisici, sesso droghe, e abusi psicologici.

L’ambizione di Manson non era però solo spirituale, ma anche musicale. Il suo incontro con Dennis Wilson dei Beach Boys e il successivo rifiuto da parte del produttore Terry Melcher segnarono l’inizio di un profondo risentimento verso il mondo di Hollywood. A questa frustrazione si aggiunse l’ossessione per il White Album dei Beatles, da cui Manson trasse la folle teoria dell’Helter Skelter: un’imminente guerra razziale che, secondo lui, i suoi seguaci avrebbero dovuto presto scatenare. I massacri dell’agosto 1969, tra cui quello nella villa di Sharon Tate a Cielo Drive e quello dei coniugi La Bianca, furono l’efferato apice di questa paranoia. Manson non partecipò materialmente a tutte le uccisioni, ma ne fu il mandante assoluto, ordinando ai suoi seguaci di colpire con ferocia inaudita.

Nonostante il tentativo di depistare le indagini incolpando le Black Panther attraverso scritte tracciate con il sangue delle vittime, la setta venne smascherata grazie alle confessioni di Susan Atkins. Il processo, che venne seguito assiduamente da tutto il mondo, permise di mostrare a tutti il potere ipnotico di Manson: le sue seguaci imitarono ogni suo gesto, arrivando a incidersi la fronte come segno di fedeltà durante le udienze. Condannato a morte nel 1971, pena poi commutata in ergastolo a causa dell’abolizione della pena di morte nello Stato della California, Manson spirò in carcere nel 2017, all’età di 83 anni, senza aver mai espresso un briciolo di pentimento per il male seminato. E poi ci sono “i suoi ragazzi e le sue ragazze”, di cui si potrebbe parlare a lungo ma questa è un’altra storia…