Cronaca

Luisi: “Beatrice Venezi faccia un passo indietro, alla Fenice serve un nome di qualità, non di chi vuol approfittarne per fare carriera”

Si registra un intervento “pesante”sul caso Venezi, in pratica non si discute se sia brava o meno, magari è brava, ma il curriculum e l’immaturità attuale per incarichi prestigiosi. Interviene un musicista di peso internazionale dalle pagine del Corriere della Sera: «La Fenice ha bisogno di una guida di fama. Raccomandazioni politiche da una parte e dall’altra ci sono sempre state». «Beatrice Venezi dovrebbe fare un passo indietro. Lo dico nel suo interesse. La Fenice non è una palestra per un giovane direttore, ha bisogno di un nome che aumenti la qualità, non di chi ne approfitta per motivi di carriera». Al telefono con Fabio Luisi da Dallas, dove sta dirigendo la sua orchestra. Ne ha altre due, a Tokyo e a Copenaghen. In passato ha avuto incarichi stabili al Met di New York, Dresda, Lipsia, Maggio di Firenze. È la prima volta che un direttore di peso internazionale interviene sul caso Venezi, nominata a Venezia come direttrice musicale, contestata all’unanimità da orchestra e coro che chiedono la revoca della nomina, e da altri teatri lirici. Luisi, genovese di 66 anni, parla coi suoi modi garbati ma fermi. «Vorrei dire anzitutto due cose».

«La scelta di un direttore musicale va condivisa con le masse artistiche, che qu sono state messe di fronte al fatto compiuto. Non ha senso, nell’interesse di un ente, nominare qualcuno che non è benvoluto. Parliamo di un teatro storico che fa l’esaurito a ogni recita e che è stato diretto da gente come Chung e Harding. È impossibile non coinvolgere le masse artistiche in una scelta di questo genere». «Beatrice Venezi ha compiuto gli studi. La formazione ti permette di cominciare una sfida, ma questo non significa che tu sia un direttore. Ai miei allievi chiedo: volete un gesto tanto per gesticolare, o che trasmetta l’idea musicale?». Nel caso di Venezi… «La gestualità è rudimentale, non è matura». «L’ho vista dirigere in alcuni video: non è all’altezza di un incarico di quel genere. Mi auguro che lo diventerà». Che gesto ha? «Scolastico. Semplicemente, non è matura. Ha un impatto limitato, non c’è corrispondenza tra le idee musicali e il gesto che le deve comunicare. Ci sono situazioni in cui il gesto non è ancora maturo ma si vede talento: in lei, non lo vedo. E poi devi prima frequentare grandi teatri, dirigere grandi orchestre, avere un repertorio vasto. Leggo che ora ha diretto un concerto con Domingo a Bangkok». Una vicenda artistica divenuta un caso politico, Venezi è amica di Meloni. «Sulla politica non mi pronuncio, ci sono sempre state raccomandazioni, da una parte e dall’altra. Io faccio un discorso tecnico. La singolarità stavolta è che è una scelta artisticamente inspiegabile».

La destra dice: ce l’hanno con lei perché è donna. «Discriminazioni di genere non esistono più, ci sono tante direttrici donne bravissime con incarichi importanti». Tutti comunisti all’Orchestra della Fenice? «Che il teatro, in modo garbato, legittimo, fondato, abbia espresso all’unanimità la sua opinione, è la risposta». Il capo della cultura di Fratelli d’Italia, Mollicone, per esaltarne il curriculum ha detto che lei ha codiretto il Festival di Sanremo. «Mi sembra un altro mestiere, non ha niente a che vedere col profilo di un direttore d’orchestra. L’assurdità della situazione è che chi la sostiene, esponendola in questo modo, l’ha messa in una condizione difficile, che forse lei ha alimentato, ma le sta facendo dei danni. A 35 anni, un direttore è un bambino. Ha tanto tempo davanti per costruire un percorso. Mi auguro che Venezi abbia il buon senso di fare un passo indietro, nel suo interesse e in quello del teatro». Il ministro Giuli dice che sarà all’altezza.
«Io non vedo mai politici ai concerti, se non a quelli istituzionali, come il 7 dicembre alla Scala o il Capodanno alla Fenice, che ho diretto».

Il padre ha detto che non sono i sindacati a decidere se sua figlia è competente. «È il padre…Sono musicisti, e le sigle sindacali non sono tutte di sinistra. A me spiace perché un teatro importante merita un direttore di fama, di esperienza anche umana, poi devi interloquire umanamente con l’orchestra». All’estero, dove lei dirige le maggiori orchestre, potrebbe succedere una cosa del genere? «Assolutamente no. Nel mondo anglosassone nella musica entrano gli sponsor, non la politica. La commissione che decide la nomina è fatta da un manager dell’orchestra, dal direttore artistico e da alcuni suoi musicisti. Anche in Europa le masse vengono interpellate, e prima di assumere un incarico un direttore deve averci lavorato, cosa che non è avvenuta in questa vicenda.. Io ho sempre preso orchestre che mi hanno votato all’unanimità».

(Fonte Corriere della Sera)