“Bambini di piombo”, la serie tv basata sulla storia vera di una dottoressa eroica della Polonia anni ’70
Ci sono centri abitati che prosperano grazie al turismo con la valorizzazione del territorio, altri prosperano perché diventano centri di potere e altri ancora per valenza storica e religiosa. Poi ci sono centri abitati che crescono grazie all’industria. Un bel giorno vengono costruiti stabilimenti industriali e con l’aumento della produzione aumenta la necessità di manodopera e di conseguenti alloggi e strutture. Si vengono a creare anche piccole metropoli attorno all’industria, grigi borghi ricchi e frenetici dove il tempo è scandito dal ritmo della manifattura. La stessa vita dei cittadini dipende dalla produzione. Senza di essa, il borgo perde il suo senso, cessa di funzionare e cade nell’oblio. La vita stessa dei cittadini dipende dall’industria, nel bene e nel male. Un polo industriale può fare la fortuna come essere la maledizione per i suoi cittadini e operai. Senza andare troppo lontano possiamo citare l’Ilva di Taranto o il polo petrolchimico di Marghera che ha dato lavoro a migliaia di famiglie ma ha causato tanti, troppi danni alla salute. Un esempio più all’acqua di rose è il settore dell’occhialeria del bellunese, che ha permesso alla provincia di prosperare ed avere una delle qualità di vita migliori d’Italia, ma questo benessere dipende da pochi industriali che, se un domani dovessero spostare gli stabilimenti, manderebbero in crisi la provincia intera che dovrebbe reinventarsi in poco tempo per scampare alla depressione economica non dissimilmente dal settore del mobile della bassa veronese a fine anni 2000.
In alcuni casi, come la sopracitata Ilva di Taranto i danni provocati dall’industria, spesso focalizzata sul fatturato e non sul benessere dei suoi dipendenti o del territorio, sono irreversibili. Tumori, avvelenamenti, infortuni, malformazioni dei feti, danni a lungo termine, Alcune realtà industriali sono come mostri che si nutrono delle vite dei propri operai, come i bassifondi della città industriale del sempre attuale Metropolis di Fritz Lang.
In questo contesto a frapporsi fra la macchina e la vittima sacrificale umana ci sono sempre eroi silenziosi che da soli conducono inchieste, trovano la verità e cercano di porre rimedio, alle volte a costo della propria vita. Erin Brockovich, Nadia Toffa, Valerij Alekseevic Legasov e Anne Anderson non sono che alcuni personaggi che hanno dato la loro vita per combattere i crimini dati dalla macchina dell’industria. Fra questi c’è Jolanta Wadowska-Krol, una giovane pediatra che lavorava negli anni ’70 nel quartiere operaio di Szopienice nell’alta Slesia della polonia socialista. Szopienice è un borgo industriale che ruota attorno ad una fonderia, ricco di strutture e luoghi di svago ma perennemente avvolto da una coltre di fumo. A Szopienice l’aria è pesante, polvere nera si accumula sulle finestre e un continuo pulviscolo continua a cadere nelle strade. Szopienice è diventata l’orgoglio dell’alta Slesia grazie all’aumento della produzione della fonderia ma Jolanta, nel visitare i suoi giovani pazienti inizia a notare sintomi preoccupanti. Emorragie, gengive infette, anemia, mancamenti. Capisce presto che si tratta di saturnismo, avvelenamento da piombo. L’aria è talmente pregna di contaminanti da essere nociva per tutti i cittadini. Lavorare e vivere a Szopienice equivale ad una condanna a morte e a farne le spese per primi, come canarini in una miniera sono i giovanissimi bambini delle famiglie operaie. Curare i malati è arduo, esporre la verità quasi impossibile. C’è la politica, ci sono le quote di produzione, ci sono le maglie del potere che non vogliono che lo scandalo venga a galla. Nessuno vuole perdere il posto, nessuno vuole sfigurare di fronte ai burocrati russi e per mantenere il loro status quo sono disposti a gesti estremi, alla cospirazione, all’insabbiamento e anche all’omicidio.
Una storia ambientata oltre la cortina di ferro che risulta profondamente attuale e vicina a noi. Sapientemente portata in scena in sei episodi di una miniserie chiamata “Bambini di Piombo” (Dzieci Olowiu). Una produzione polacca di Netflix che celebra la lotta di Jolanta Wadowska-Krol contro il sistema a favore della salute dei suoi pazienti e della verità. In sei episodi dal ritmo serrato, dalla fotografia ineccepibile e le interpretazioni indovinate lo spettatore potrà scoprire e appassionarsi ad una vicenda tanto lontana geograficamente da noi quanto vicina, tanto distante nel passato quanto odierna. Di luoghi come Szopienice ce ne sono a migliaia in giro per il mondo e serie come Bambini di Piombo non bastano mai. Sono vicende crude e sconvolgenti ma veicolano un messaggio necessario per risvegliare le coscienze e spingerci a imporre ai nostri governi migliori condizioni di vita e di salute e maggior coscienza nei confronti dell’ambiente.
