L’indagine della squadra mobile della Questura di Piacenza, coordinata dalla Procura dei Minori di Bologna, ricostruisce mesi di atti persecutori nel centro storico contro coetanei e ragazzini più giovani. Durante l’estate, il centro storico di Piacenza è stato teatro di episodi di violenza, estorsioni e atti persecutori ai danni di coetanei e ragazzini più piccoli. Una baby gang, composta da cinque minorenni, ha costretto le vittime a consegnare denaro, sigarette elettroniche e altri beni, spesso usando la violenza fisica per piegarne le resistenze. Gli stessi ragazzi documentavano le loro azioni con smartphone, quasi come fosse motivo di vanto, e proseguivano le pressioni psicologiche anche sui social, minacciando ulteriori aggressioni o la diffusione dei video dei pestaggi. Le indagini hanno permesso di identificare i cinque giovani, tutti italiani di seconda generazione. Ad eccezione di uno già fermato in passato in flagranza mentre tentava di rubare un’auto, gli altri indagati non erano mai stati notati dalla polizia prima di questa indagine.
Nel settembre 2025, durante le perquisizioni, sono stati sequestrati gli smartphone dei cinque minorenni, strumenti chiave per ricostruire le condotte illecite. Al termine dell’attività investigativa, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i Minorenni di Bologna ha disposto nei confronti di quattro dei cinque ragazzi la misura cautelare delle “prescrizioni”, vista la pericolosità e il rischio di reiterazione. I provvedimenti prevedono che i ragazzi mantengano una condotta irreprensibile, frequentino con profitto la scuola e partecipino a un progetto educativo predisposto dai servizi sociali per l’Amministrazione della Giustizia, con funzioni di sostegno e controllo. A seguito di istruttoria della Divisione Anticrimine, sono stati colpiti anche dall’avviso orale, che prevede la convocazione insieme ai genitori per sottolineare il carattere monitorio del provvedimento. L’inchiesta evidenzia come i comportamenti violenti dei minori possano essere amplificati dal ricorso ai social network, rendendo le indagini complesse ma cruciali per fermare il fenomeno della criminalità giovanile e tutelare le vittime nel centro storico piacentino.
B. S.
