Cronaca

Affitti brevi, check-in possibile anche con il controllo video da remoto, no al fai da te

Affitti brevi e B&B, il Consiglio di Stato riforma la sentenza del Tar del Lazio di maggio scorso e annulla il ricorso originario delle associazioni e federazioni di categoria sul riconoscimento de visu dei clienti. Vanno fatti ma anche con il supporto delle nuove tecnologie. Tolleranza zero invece per self cccccheck in o key box e roba simile: non è sicura. I giudici di Palazzo Spada hanno infatti ricordato in sentenza che esistono oggi nuove tecnologie che permettono ai vari gestori e proprietari delle strutture ricettive di verificare la corrispondenza, in tempo reale, tra i documenti d’identità e chi entra effettivamente in stanza o in appartamento, per ottemperare alle esigenze di sicurezza della circolare del Viminale. Nessun self check in è consentito, dunque, ma la circolare ministeriale che era stata annullata dal Tar è assolutamente legittima. Forse il Viminale dovrà comunque emanarne una nuova e aggiornata per chiarire meglio il nodo cruciale della vicenda. Scrivono infatti i giudici del Consiglio di Stato in sentenza: «La identificazione de visu al centro delle contestazioni non si esaurisce giocoforza nella verifica analogica in presenza da parte del titolare atteso che, attraverso le nuove tecnologie dell’informazione, essa potrebbe essere effettuata mediante appositi dispositivi di videocollegamento predisposti dal gestore all’ingresso della struttura purché idonei ad accertare, hic et nunc, l’effettiva corrispondenza tra ospite e titolare del documento di identità, esibito o trasmesso con altro canale telematico all’atto dell’accesso alla struttura». La circolare del novembre del 2024, infatti, per Palazzo Spada, non tocca questi aspetti, né per li esclude categoricamente, limitandosi a censurare le procedure più estreme di check in remoto, con cui i gestori acquisiscono semplicemente i documenti di identità degli ospiti senza alcun controllo visivo e trasmettono agli stessi codici di apertura automatizzata delle porte o di key box poste all’ingresso, «vanificando in tal modo la ratio securitaria sottesa all’identificazione de visu e alla successiva comunicazione all’Autorità locale di pubblica sicurezza previsti dall’articolo 109 del Tulps». Le associazioni di categorie, che hanno fatto parte del procedimento giudiziario, che si è concluso con la sentenza del Consiglio di Stato, hanno accolto il verdetto con interesse. «La sentenza del Consiglio di stato conferma la possibilità di utilizzare alcune tecnologie di riconoscimento degli ospiti a patto che dimostrino l’ingresso degli stessi in appartamento», afferma Marco Celani, presidente dell’Associazione italiana gestori affitti brevi. Anche AirBnB è sulla stessa linea. «Il self check-in è una funzionalità utilizzata in tutto il settore turistico, ma gli host sono comunque tenuti a controllare l’identità degli ospiti – di persona oppure tramite dispositivi di videoconferenza in tempo reale come telefonate o videocitofoni – e comunicarle alle forze dell’ordine». E infine la Federazione associazioni ricettività extralberghiera (Fare) esprime soddisfazione: «La sentenza riconosce una verità semplice: la sicurezza è fondamentale, ma non può ostacolare l’evoluzione tecnologica».

 

(Fonte Corriere della Sera)