Venezuela, come stanno le famiglie lucchesi? Il clima di terrore e la paura di essere intercettati
La cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti guidati da Donald Trump ha riacceso i riflettori su un Paese già da tempo immerso in una crisi profonda. Ma dietro le analisi geopolitiche e i titoli internazionali c’è una realtà meno visibile, fatta di famiglie, di silenzi improvvisi e di contatti interrotti. È la realtà dei lucchesi che vivono ancora in Venezuela. A raccontarla è la presidente dell’Associazione Lucchesi nel Mondo, Ilaria Del Bianco, che segue da vicino la situazione dei connazionali all’estero, soprattutto nei contesti più delicati. Subito dopo il raid americano e il “prelievo” dell’ex presidente Maduro, i contatti con molte famiglie lucchesi in Venezuela si sono diradati inevitabilmente. Non per disinteresse, ma per paura. «Era da diverso tempo che non riuscivamo a sentirli – spiega – e ci hanno chiarito il motivo: dovevano essere estremamente prudenti. Avevano il timore di essere intercettati, ascoltati, controllati. Quando manca la libertà di espressione, anche una telefonata diventa un rischio». Un clima che la presidente definisce senza mezzi termini di sospetto e di terrore, dove parlare troppo può significare esporsi. Una condizione che negli anni ha spinto moltissime famiglie, italiane e lucchesi, a lasciare il Paese. «In tanti se ne sono andati da tempo – racconta – rifugiandosi soprattutto in Spagna o in Brasile, a seconda delle possibilità. Ma non tutti hanno potuto farlo. Andarsene richiede mezzi economici, libertà di movimento, e soprattutto un lavoro che permetta di ricominciare altrove».
Chi è rimasto, oggi, vive in un equilibrio fragile. «I lucchesi che sono ancora lì sono tutelati – sottolinea la presidente – noi seguiamo la situazione con grande attenzione, anche attraverso la Farnesina. Il nostro unico interesse è la sicurezza dei nostri conterranei e dei nostri connazionali. Al momento possiamo dire che la situazione è sotto controllo, ma molto dipenderà da ciò che accadrà nei prossimi giorni». Alla domanda su cosa pensino le famiglie lucchesi riguardo al futuro immediato del Venezuela, la risposta è significativa proprio per ciò che non viene detto. «Non si sono sbilanciati. Dicono che stanno bene e che non hanno avuto ulteriori problemi. E questo, in certi contesti, dice già molto».
Il legame tra Lucca e il Venezuela non è recente. «Come Argentina e Colombia, anche il Venezuela è stato una delle mete principali della grande emigrazione post-unitaria – ricorda la presidente – erano Paesi in forte espansione, con opportunità di lavoro importanti. Da Lucca partirono in tanti. Oggi parliamo di numeri che coinvolgono ancora moltissime persone». Una comunità ampia, silenziosa, che osserva con attenzione ogni mossa internazionale, sperando che la nuova fase non peggiori ulteriormente una situazione già complessa. Dietro la crisi venezuelana, oltre ai leader, alle operazioni militari e agli equilibri di potere, restano le persone. Famiglie che misurano le parole, che evitano i contatti, che aspettano. E che, ancora una volta, sperano che il futuro non sia peggiore del presente.
