“Devono essere terrorizzati, devono piangere, così ci pagano”. Questa una delle frasi emblematiche raccolta dagli investigatori che hanno arrestato 7 persone che facevano parte di una banda di truffatori che agiva in tutta Italia: anche a Lucca e a Pistoia. Truffavano gli anziani con la tecnica del finto incidente stradale: contattavano telefonicamente le vittime, tutte comprese fra 75 e gli 89 anni, e si fingevano marescialli, per poi chiedere denaro e gioielli come risarcimento. Fra le altre, anche Pistoia e Lucca nella lista delle città colpite, per una rete che si estendeva in tutta Italia, che ha truffato anziani anche ad Alessandria, Verbania, Pesaro Urbino, Ancona e Lecce e che aveva il suo centro organizzativo a Napoli. Sette gli arresti della Squadra Mobile a Napoli: scoperti ricavi illeciti per almeno 200 mila euro: nella mattina dell’8 gennaio è stata eseguita l’ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della settima sezione della Procura partenopea (procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Pierpaolo Filippelli), nei confronti di 7 persone, di età compresa tra i 25 e 58 anni. Altre 4 persone sono state sottoposte all’obbligo di dimora nel Comune di Napoli e dell’obbligo di presentazione quotidiana presso il Commissariato di polizia territorialmente competente perché ritenute coinvolte in singoli episodi di truffa. Uno degli indagati dirigeva le truffe dagli arresti domiciliari: tutti gli indagati devono rispondere del reato di associazione a delinquere, con base operativa nella città di Napoli, finalizzata alla commissione di svariate truffe in danno di persone anziane. Sono nove gli episodi di truffa ricostruiti, a partire dal dicembre del 2024. Truffe che hanno consentito al gruppo criminale di ricavare circa 200mila euro di ingiusto profitto. Le modalità della truffa sono consolidate: le vittime (tutte di eta’ comprese tra i 75 e 89 anni) erano contattate sull’utenza telefonica di casa da una persona che si qualificava come “maresciallo”, che comunicava che un parente stretto dell’anziano aveva provocato un incidente stradale con un’auto priva di copertura assicurativa, in cui era rimasta gravemente ferita una persona. Per aumentare ulteriormente la pressione psicologica sull’anziano, la vittima del sinistro poteva essere un bambino e trasportato d’urgenza in ospedale, oppure una donna in gravidanza in grave pericolo di vita. Quindi era impellente la necessità di risarcire la persona offesa dal sinistro, e così l’anziano metteva insieme denaro e i gioielli, spesso custoditi nella propria abitazione. Uno dei truffatori passava poi per il ritiro del denaro. Il gruppo realizzava un vero e proprio ‘bombardamento telefonico’ sia sull’utenza fissa che cellulare dell’anziano, con telefonate della durata di oltre un’ora, che potevano proseguire anche dopo il ritiro del danaro. In alcune conversazioni monitorate e precedenti ai fatti contestati, i componenti della banda parlavano esplicitamente di terrorizzare e “far piangere” le vittime per meglio indurle a consegnare danaro contante e beni preziosi. Le indagini proseguono.
(Fonte La Nazione)
