Polvere di stelle

“Gomorra – Le origini”, al via la serie prequel dal 9 gennaio su Sky e in streaming

Era il 2014 quando Sky Italia portò sul piccolo schermo lo sconvolgente romanzo di Roberto Saviano “Gomorra”, che narra con taglio realistico, feroce e impietoso il mondo della camorra. Un saggio di denuncia che si legge come il migliore dei romanzi, la prosa di Saviano ha portato all’attenzione del popolo italiano e degli inquirenti le meccaniche brutali di un mondo che è caos e orrore, dal contrabbando alla sanguinosa guerra intestina del clan Di Lauro con gli scissionisti guidati da Raffaele Amato, fino al business dei rifiuti, Gomorra ha gettato un faro di luce su un mondo sommerso che domina ogni aspetto della nostra vita. Un Romanzo sconvolgente che vide la sua prima trasposizione con l’omonimo film, dal taglio squisitamente neorealista, di Matteo Garrone.

La Serie Sky senza dubbio vanta di essere il miglior serial Noir italiano e fra i migliori crime drama al mondo. Il clan Di Lauro diventa il Clan Savastano, con a capo Don Pietro Savastano (interpretato da un mefistofelico Fortunato Cerlino, quasi sempre recluso ma non di meno potente) e Raffaele D’Amato diventa Ciro Di Marzio, L’immortale (interpretato da un talentuoso Marco D’amore. Il resto è storia, cinque stagioni dalla qualità perfetta, personaggi epici ma umani, un affresco di spietatezza senza eroi ma solo mostri. Fra cronaca e finzione, la serie di Gomorra racconta senza spiegare. Una tragedia umana di livello shakespeariano dove non viene risparmiato nessuno, ne dalla violenza ne dal giudizio divino. L’inferno di Gomorra è affollato da persone rose dal potere e dal rancore, prive di qualsiasi umanità.

 

Il fenomeno Gomorra divenne presto un culto, un must See per ogni appassionato di serie di qualità, con buona pace di chi vorrebbe che questo tipo di contenuti non debba essere trasformato in un prodotto di intrattenimento. Ma Gomorra, in qualsiasi forma mediatica a non è mai stato un prodotto di mero intrattenimento, Gomorra ci getta nell’abisso più profondo del mondo del crimine senza alcuna romanticizzazione ne pietà e ci ricorda la realtà che tanto ci sconvolse quando tutti leggemmo il romanzo di Roberto Saviano. Dalla serie scaturì, dalla regia di Marco D’Amore, il film L’Immortale, che racconta le vicende di Ciro Di Marzio fra la quarta e la quinta stagione. Un’ottima prova registica per l’attore napoletano dalla indubbia qualità. Gomorra ormai cementificata nell’olimpo delle serie TV di culto sembrava completa, un diamante perfetto che il tempo o la politica non riescono a scalfire, ma ecco che a sorpresa, il 9 Gennaio 2026 uscirà il primo episodio di una nuova serie ambientata nel marcio universo di Gomorra. “Gomorra – Le Origini”, racconterà l’iniziazione al mondo della camorra, e la conseguente ascesa al potere del futuro Don Pietro Savastano.

Un azzardo? una manovra commerciale? questo diranno i detrattori ma è indubbio che la supervisione di Saviano (che figura tra gli ideatori) e la regia di Marco D’Amore non potranno che portare indubbia qualità in un prodotto che potrebbe avere la stessa valenza che Better Call Saul ebbe per Breaking Bad. Squadra che vince non si cambia e l’aspettativa è altissima e il pubblico di Gomorra, noi compresi, facciamo i migliori auguri per il successo della serie, forti anche della produzione Sky che solo lo scorso anno ci ha regalato quel capolavoro visionario che fu M. Il figlio del secolo, sperando nella trasposizione del libro secondo di Scurati.

Ma come per M. “Gomorra – le Origini” non sta riscuotendo molto entusiasmo da parte dei nostri governanti. Infatti è stata depositata alla camera una proposta di legge che vieterebbe di portare in scena vicende criminali spettacolarizzandole, in particolare vicende di stampo mafioso. La ragione è che, secondo i nostri illuminati politici al governo, questo tipo di media potrebbe instillare la necessità nei nostri giovani così influenzabili, di emulare le gesta dei protagonisti e commettere atti criminali.

L’ennesima boutàde reazionaria, senza dubbio che vuole solo censurare, controllare la creatività e spazzare sotto il tappeto le brutture del paese, non dissimilmente da analoghe proposte di legge che arrivarono al parlamento americano negli anni 30, quando il cinema di gangster, con attori come James Cagney e Paul Muni, era in piena esplosione (il codice hollywoodiano impose che un protagonista negativo avrebbe sempre dovuto pentirsi prima della sua morte) e ancora negli anni 80 quando un altro tipo di Gangster movie, più crudo e amorale, uno su tutti Scarface di Brian De Palma, arrivò nelle sale cinematografiche. Non è un caso che negli anni del proibizionismo prima e negli anni ’80 poi, quando l’america era soggiogata dalla cocaina, il governo fece di tutto per limitare questo tipo di prodotti cinematografici e, non dissimilmente ai giorni nostri, dove Camorra e ‘Ndrangheta sono più che presenti nelle maglie del potere, il nostro splendido governo si prodoghi per limitare che si parli di crimine organizzato nei prodotti di finzione. Solo parlando di un argomento si può affrontarlo, solo portando alla luce un problema si può permettere che popolazione e forze dell’ordine reagiscano, e solo mostrando l’impietosa violenza di quel male umano che è il crimine organizzato si può permettere che questo non venga idolatrato. Non c’è niente di esaltante in Ciro Di Marzio, L’immortale, che strangola la sua stessa moglie, e non c’è nulla di gratificante nel vedere Malamore, braccio destro di Don Pietro Savastano, abbattere a sangue freddo una bimba inerme. Lunga vita quindi a Gomorra, che venga mostrata e che le repliche passino in eterno sui nostri televisori. Per non dimenticare mai il mondo che a lungo abbiamo ignorato.