Una prova di forza “imperiale”, con ben 2 sottomarini nucelari, circa 20 velivoli Stealth e 12 elicotteri da guerra
Ritengo doveroso da parte mia riservare qualche riflessione a margine dell’operazione militare condotta dagli Stati Uniti in Venezuela. A caldo nella concitazione degli eventi, che cerchiamo di coprire nel miglior modo possibile, sfugge sempre qualcosa; a titolo personale poi ho sempre bisogno di un po’ di tempo prima di formulare ipotesi o risposte nel caso di una interlocuzione. Il modus operandi delle forze speciali che hanno illegamente tratto in arresto Nicolas Maduro e consorte ha funzionato perfettamente senza alcun intoppo al punto che in molti hanno pensato a una consegna concordata del presidente venezuelano da parte degli alti vertici militari che di fatto non hanno opposto una valida resistenza ai raid statunitensi. Questo per ora non è dato sapere, ma cerchiamo di fare luce, per quanto fioca, sui dettagli dell’operazione definita spettacolare da Donald Trump e che a suo dire dovrebbe dimostrare tutta la potenza di cui dispone l’esercito degli Stati Uniti. Senza dubbio il blitz è stato portato a termine in maniera che i militari definiscono “professionale”, molto velocemente e senza perdite. Vediamo più o meno come da alcuni dati che ho tratto dalla rete da una fonte cubana che ritengo del tutto attendibile. L’operazione si è svolta sotto stretta sorveglianza di 2 sottomarini a propulsione nucleare posizionati in prossimità della costa, circa 20 velivoli stealth (F-35/F-22) e 12 elicotteri da trasporto e attacco. Inoltre sono state attivate 3 piattaforme per il disturbo dei segnali elettronici e per attuare cyber attacchi. Sul terreno unità di élite dei Navy Seals e della Delta Force suddivise in 8 squadre. Alla luce di ciò, senza entrare nei dettagli, possiamo dare una valutazione generica: si è trattato di una operazione riuscita ma su piccola scala, poco più che un atto di pirateria. Per capirci non è l’operazione Desert Storm e nemmeno il bombardamento di Belgrado (del quale ahinoi per inciso siamo stati coresponsabili all’epoca). Gli imperi che si trovano all’apice della loro potenza adottano altre modalità per farsi rispettare parliamoci chiaro: stiamo trattando di una grande potenza, è vero, ma che si trova in profonda crisi e che ha necessità assoluta di mantenere una economia di guerra per sopravvivere. La nuova dottrina Monroe 2.0 che punta al dominio statunitense dell’emisfero occidentale si rivolge verso il “riottoso” sudamerica e lancia un messaggio ai “nemici esterni” ovvero Cina, Russia, Iran in primis. Le minacce esplicite alla Colombia da parte di Donald Trump, la postura irrigidita del Messico in seguito agli eventi e l’incognita di Cuba, che potrebbe essere il prossimo bersaglio, non fanno presagire nulla di buono per i mesi a venire. La piccola repubblica socialista dei Caraibi è già in allarme avendo lasciato sul terreno una dozzina di vittime tra il personale militare che si trovava a Caracas nell’ambito della collaborazione con le forze bolivariane. Al netto di qualunque ipotesi i dubbi e le domande che si possono trarre sono molteplici e irrisolti; va da sé che lo scopo dei miei scritti sia stimolare la mia e l’altrui riflessione non certo fornire verità inconfutabili. Chiudo ricordando che Bolivar fu a Roma che giurò di liberare l’America Latina dal giogo dei dominatori. In visita nella Città Eterna salì sul Montesacro, dove nell’antichità si erano ritirati i plebei in lotta contro i patrizi, e lì pronunciò il suo giuramento. Cerchiamo di ricordarcelo.
