Cronaca

Scatta lo sgombero per Askatasuna, il blitz della polizia nel centro sociale dopo l’assalto alla Stampa di Torino

Alle prime ore del mattino della giornata di oggi 18 dicembre, un imponente spiegamento di forze dell’ordine ha dato avvio allo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, finito al centro delle polemiche dopo l’assalto alla redazione de La Stampa. Per le autorità questo atto segna la parola “fine” su un’occupazione che durava dal 1996. Il clima, tuttavia, è particolarmente teso e la risposta del movimento antagonista non si è fatta attendere a lungo. L’attività di sgombero è infatti avvenuta con la pressione costante dei militanti, i quali sono sopraggiunti in gran numero per protestare contro l’atto di forza delle istituzioni. Il prossimo appuntamento è fissato per oggi alle ore 18:00, quando una manifestazione attraverserà le strade della città per rispondere a quello che viene considerato un attacco frontale a un’esperienza sociale unica e al movimento pro Pal. L’Askatasuna, il cui nome in lingua basca significa “libertà”, è stato per quasi tre decenni molto più di un semplice edificio occupato. Nel quartiere Vanchiglia, è diventato nel tempo un’istituzione sociale alternativa. Mentre la città cambiava pelle, l’Askatasuna offriva servizi che spesso le istituzioni non riuscivano a garantire: una palestra popolare aperta a tutti, una scuola di italiano per i nuovi cittadini arrivati dall’estero, una mensa sociale e spazi dove i giovani potevano fare musica e cultura senza dover spendere cifre proibitive.
Questa attività quotidiana ha creato un legame profondo con i residenti. Molti abitanti del quartiere hanno imparato a convivere con quella realtà, vedendola come un presidio contro il degrado e l’abbandono di un immobile pubblico che, senza l’occupazione, sarebbe probabilmente rimasto vuoto e fatiscente per anni.
Per capire cosa abbia rappresentato questo luogo per una parte della città di Torino, non si può non citare il documentario di Beppe Rosso, intitolato “Rosso Askatasuna”. L’opera del regista e attore torinese è fondamentale perché sposta l’obiettivo dai titoli dei telegiornali — spesso concentrati unicamente sugli scontri con le forze dell’ordine — alla vita reale che abitava dentro quelle mura. Il documentario racconta i sogni, le fatiche e la dedizione di chi ha costruito un’identità collettiva all’interno dell’edificio. Attraverso le immagini il regista fa emergere un’umanità fino a quel momento rimasta nascosta a molti, fatta di persone che hanno scelto di dedicare le proprie forze e il proprio tempo a un progetto di solidarietà dal basso, cercando di dare voce a chi non ne aveva mai avuta.

Un ulteriore elemento chiave per comprendere l’importanza dell’Askatasuna è il suo legame indissolubile con il movimento No Tav. Per anni, il centro sociale è stato il principale punto di riferimento a Torino per la lotta contro l’alta velocità in Val di Susa. I militanti di Corso Regina 47 hanno portato le ragioni della Valle nel cuore della città, organizzando carovane, supporto logistico e manifestazioni nazionali. Questo ruolo di “ponte” tra la città e la vale ha reso l’Askatasuna un obiettivo costante della pressione giudiziaria, trasformandolo nel simbolo della resistenza radicale alle grandi opere sul territorio italiano.
Fino a poco tempo fa, sembrava che per l’Askatasuna potesse aprirsi una strada diversa dalla forza bruta dello sgombero. L’attuale sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, aveva avviato un percorso di “co-progettazione” per legalizzare lo spazio. L’idea era quella di trasformare l’immobile in un bene comune, permettendo alle attività sociali di continuare a operare in una cornice di legalità e sicurezza. Tuttavia, questo accordo è oggi ufficialmente cessato e fallito. Le forti pressioni politiche nazionali, unite alla posizione della Procura e alla difficoltà di conciliare l’identità ribelle del centro con le regole burocratiche del Comune, hanno portato alla rottura definitiva. La scelta dello sgombero segna la fine della via diplomatica e il ritorno alla logica della contrapposizione frontale tra le parti. Al momento il sentore generale è che lo sgombero dei locali non coincida con la fine dell’Aska. I canali social del centro sociale e di molte realtà solidali a esso sono in fermento. L’annuncio della manifestazione di oggi alle 18:00 è un segnale chiaro: il movimento vuole dimostrare che l’Askatasuna non è solo un indirizzo stradale, ma una rete di persone e idee che non si cancella con un’ordinanza.
Lo sgombero di stamattina potrebbe dunque essere solo l’inizio di una nuova fase di conflitto cittadino. Torino si ritrova stasera in piazza per capire se, dopo trent’anni, quel “grido di libertà” e di lotta troverà nuovi modi e nuovi luoghi per farsi sentire.