Ricoverata per 18 giorni poi il decesso per colpa medica, risarcimento milionario per la famiglia
Errori medici, negligenze e ritardi, alla base di un decesso in un ospedale toscano, ora il maxi risarcimento agli eredi. Nel 2016 era arrivata al pronto soccorso di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, in ambulanza in codice giallo, per una brutta caduta a casa. Ma per l’anziana signora iniziarono invece 18 giorni di vera agonia che la portarono poi al decesso per insufficienza respiratoria. In primo grado i giudici del Tribunale di Grosseto avevano già accertato nel 2023 la responsabilità dei sanitari per la morte della paziente, e avevano riconosciuto alle figlie circa 140 mila euro di danni ma la corte d’Appello di Firenze la vede diversamente. Per tutto quello che è successo in quei 18 giorni, e che per i giudici non sarebbe dovuto accadere, alle figlie della donna spetta un risarcimento di circa 1 milione e 150 mila euro, più interessi e spese legali. L’80enne era arrivata in ospedale confusa ma vigile e i medici del pronto soccorso effettuarono immdiatamente tutta una serie di esami clinici per poi trasferirla in reparto. Lì però stando al resoconto processuale cominciarono sin da subito una serie di problematiche che dopo 18 giorni portarono alla morte della donna. Per i giudici Mori, Paternostro e Caporali, della corte d’Appello di Firenze, i colleghi di primo grado non hanno effettuato il giusto conteggio di tutti i danni da risarcire agli eredi della paziente deceduta in ospedale, sbagliando l’inquadramento generale del caso, proprio per i plurimi errori commessi dai sanitari. Nel procedimento civile di secondo grado, concluso nei giorni scorsi con la pubblicazione della sentenza d’Appello, è emerso che, mentre in sede di pronto soccorso la paziente era stata correttamente sottoposta alle opportune indagini diagnostiche che il caso richiedeva (“episodio sincopale e trauma cranico-facciale”), lo stesso non poteva dirsi per la sua gestione nel reparto dell’ospedale, fino al suo decesso, “pur a fronte di situazioni cliniche di non particolare difficoltà sotto il profilo delle soluzioni e dei trattamenti da attuare”. Ma sempre secondo i giudici la donna, poi morta per insufficienza respiratoria, non era stata curata adeguatamente, addirittura non era stata nutrita e idratata in modo corretto, e nonostante evidenti problemi renali non era stata richiesta una visita specialistica, e infine non era stata trattata con gli antibiotici corretti e necessari per una sopravvenuta infezione polmonare. Una serie di errori, sempre secondo i giudici, che potevano e dovevano essere evitati e che hanno portato alla morte della donna. Si legge infatti in sentenza: “Inadempienze che appaiono contrastare palesemente con quelle doverose regole di condotta che sono già consolidate nella prassi diagnostico-terapeutica”. L’aspetto che colpisce maggiormente rispetto a tutti gli altri è relativo proprio alla nutrizione e alla idratazione della donna che sottoposta anche a diuretici, e nonostante più episodi di vomito in quei 18 giorni, non risultava affatto seguita correttamente per quanto riguarda cibo e acqua soprattutto: “la paziente è stata privata di circa il 50% dei liquidi corporei indispensabili, in assenza di una valida motivazione, e a fronte di uscite certe di liquidi, ripetute e abbondanti, anche per via dei ripetuti salassi e dei ripetuti clisteri”. Per la corte d’Appello fiorentina, insomma, tutte la diverse criticità riscontrate nell’operato dei sanitari dell’ospedale “hanno contribuito in modo diretto al decesso della paziente”. A quel punto i giudici di secondo grado hanno ricalcolato tutti i danni da risarcire alle figlie della donna, aggiungendo altre voci e altre cifre al totale che ora l’azienda sanitaria dovrà pagare che, come detto, ammonta a oltre 1 milione di euro.
(Fonte Corriere Fiorentino)
