Cronaca

Il figlio minorenne “bullo” spintona un ragazzino che cade e si rompe il polso, a pagare i danni saranno i genitori

Bullismo al parco comunale, se i figli minorenni sbagliano poi a pagare sono i genitori. La vicenda risale a 4 anni, in provincia di Piacenza, quando alcuni adolescenti stavano giocando a calcio nel parco comunale di San Giorgio Piacentino. Uno di questi ragazzi, di circa 15 anni, aveva preso di mira un ragazzino più giovane di un anno e più gracile rispetto a lui, e durante la partitella erano venute fuori parole pesanti tra i due. A un certo punto il 15enne ha prima sferrato un calcio alla vittima per poi strattonarlo, attirarlo a sé con forza e infine scaraventarlo a terra brutalmente. I modi sono stati così violenti che il ragazzino si fa male a tal punto da finire in ospedale. I sanitari constatano una brutta frattura del polso che guarirà del tutto dopo circa 60 giorni. Per il giudice Maria Rosaria Sciurpa del Tribunale di Piacenza non ci sono dubbi su come si sono svolti i fatti, e dopo aver ascoltato alcuni testimoni e visionato le cartelle cliniche del ragazzino, ha condannato i genitori del bullo a pagare circa 12 mila euro di risarcimento, tra danni e spese legali, ai genitori della vittima e alla vittima stessa. Per il Tribunale piacentino i genitori dell’adolescente che ha aggredito il compagno di giochi sono responsabili del fatto illecito commesso dal figlio. Il papà e la mamma, del ragazzo che ha procurato la rottura del polso al 14enne, in aula hanno provato a difendersi sostenendo che non avrebbero potuto evitare il fatto perché non erano presenti e chiedendo anche la cosiddetta “esimente sportiva”, perché secondo la loro versione l’infortunio sarebbe avvenuto durante la partitella di calcio organizzata dai ragazzi, e non da un’aggressione vera e propria. Ma i testimoni oculari dell’accaduto, durante il processo, hanno raccontato un’altra storia e sono stati ritenuti attendibili dal Tribunale di Piacenza. “Confermo che nell’occasione in cui ho visto nel parco il ragazzo, quest’ultimo ha spintonato il figlio del mio collega che è caduto a terra e si è fatto male”, testimonianza confermata da un’altra persona che è intervenuta subito dopo per prestare soccorso al ragazzino che piangeva a terra dal dolore del polso fratturato. I racconti concordanti di due persone adulte e diverse tra loro, che nemmeno si conoscevano, hanno persuaso il giudice della responsabilità genitoriale. “L’inadeguatezza dell’educazione impartita e della vigilanza esercitata su un minore può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dello stesso fatto illecito”. Alla luce di quanto emerso in aula, per il giudice piacentino, si può tranquillamente affermare che se anche i ragazzini stessero facendo in quel momento una partita di calcio, il gesto intenzionale che è stato la causa del verificarsi dell’evento lesivo, cioè lo spintonamento che ha provocato la caduta della vittima, “esula completamente dalla dinamica di gioco, ragione per cui non può trovare applicazione la cosiddetta esimente sportiva invocata dai genitori”. Inevitabile, seguendo questo ragionamento, la condanna al risarcimento di tutti i danni, compresi quelli morali della giovane vittima.

 

(Fonte Corriere di Bologna)