Bocciato dopo la morte del padre, studente ricorre al Tar che gli dà ragione, “assenze e voti bassi sono giustificati”
Aveva solo sedici anni quando, il 29 dicembre 2024, un ragazzo che frequentava la terza superiore di un istituto tecnico di Treviso, ha perso improvvisamente il padre. Un lutto profondo che inevitabilmente ha lasciato il segno anche sui voti. Alla fine dell’anno scolastico 2024-2025, il Consiglio di classe gli assegna infatti tre debiti formativi — Matematica (4), Chimica organica e biochimica (5), Chimica analitica (3) — e sospende il giudizio, fino allo svolgimento di quelli che un tempo si chiamavano esami di riparazione.
Le prove di recupero vengono fissate per i primi giorni di luglio, quando l’anno è ormai chiuso e i laboratori non sono più accessibili. Eppure, il ragazzo non si arrende, affronta le prove portando a casa un 8+ in Matematica e un 6,5 in Chimica organica e biochimica. Va peggio invece in Chimica analitica che resta insufficiente. Nonostante i progressi, però, l’11 luglio scorso per lo studente di Treviso arriva la bocciatura. Una doccia fredda per la famiglia che dopo un lutto così duro, si trova a fare i conti con una delusione ancora più amara perché sa di ingiustizia. La madre decide dunque di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, assistita dall’avvocata Isetta Barsanti Mauceri. Lo scorso 2 ottobre i giudici accolgono la domanda cautelare evidenziando come «alla luce delle eccezionali circostanze del caso concreto legata alla prematura scomparsa del padre dello studente, nell’esiguo tempo a disposizione, ha dato prova di significativi progressi», superando, di fatto, due prove su tre.
Il Tar invita così la scuola a rivalutare il giudizio, considerando anche le possibilità di recupero in un periodo più ampio. Ma il Consiglio di classe della scuola di Treviso, riunitosi il 7 ottobre, resta fermo sulla bocciatura del ragazzo. Il giovane non si arrende e chiede nuovamente l’intervento del Tar contestando l’eccesso di potere e l’ingiustizia manifesta. E i giudici amministrativi gli danno nuovamente ragione. La sentenza del Tar del 30 ottobre 2025, firma, così, una decisione significativa sul tema dell’umanità nella valutazione scolastica, stabilendo che l’incremento delle assenze dello studente, nel secondo periodo dell’anno, è direttamente riconducibile al grave lutto familiare subito, «un evento eccezionale» che ha inevitabilmente pregiudicato la sua presenza a scuola.
I giudici riconoscono poi che, in pochissimo tempo, il ragazzo ha dimostrato una crescita reale e che, nonostante il periodo difficile familiare ha cercato in tutti i modi di recuperare e di rialzarsi. La sentenza sottolinea anche che le principali carenze del ragazzo riguardavano l’attività di laboratorio, ma le prove di recupero erano state fissate proprio quando la scuola era chiusa, rendendo impossibile esercitarsi. Il Tar annulla dunque la bocciatura, riconoscendo l’eccesso di potere del Consiglio di classe e ordinando all’istituto di «mettere a disposizione dello studente i laboratori necessari per la preparazione della prova e concedere tempi congrui, non inferiori a un mese, onde consentire un proficuo rifacimento della prova». Il Tra poi aggiunge che «non pare possibile valorizzare, come fa il Consiglio di Classe, il fatto che la madre dell’alunno, oltre al tragico evento, “non ha comunicato null’altro” alla scuola, rappresentando la prematura scomparsa un evento che colpisce non solo l’alunno ma la famiglia nel suo complesso. Pertanto, le censure articolate dal ricorrente risultano fondate con conseguente illegittimità dell’atto impugnato, che deve essere annullato…». La sentenza insomma sottolinea che valutare uno studente significa anche saper guardare oltre, considerare il suo percorso, non solo il risultato. L’alunno nel frattempo ha cambiato scuola e passerà in quarta non appena vi sarà una delibera del consiglio di classe in seguito all’ultima decisione del Tribunale.
(Fonte Corriere della Sera)
