Una vita di botte e violenze: «Tu sotto terra e io in carcere». Così si conclude, almeno davanti ai giudici, una storia di violenze e minacce che una donna e le sue quattro figlie hanno raccontato dopo anni di paura. Il 58enne accusato di quei maltrattamenti è stato condannato dal tribunale di Trento a 5 e tre mesi di recluione: una sentenza che arriva dopo una storia lunga quasi vent’anni e fatta di botte, umiliazioni e controlli ossessivi. Le vittime hanno descritto in aula un uomo che pretendeva obbedienza totale, pronto a punire con la cintura o con le mani per quello che per lui era un torto, come un semplice cattivo voto a scuola. La donna ha raccontato di aver nascosto per anni la sofferenza dietro una vita apparentemente normale, ma le indagini e le deposizioni hanno ricostruito un quadro che mette i brividi: aggressioni già negli anni 2000, minacce ripetute, un episodio del 2006 in cui l’uomo avrebbe lanciato oggetti e minacciato la moglie con un coltello, e azioni di controllo come l’installazione di un’app per spiare le conversazioni sul cellulare della compagna.
Le figlie non sono state risparmiate: tra il 2012 e il 2013, riporta l’accusa, il padre avrebbe usato la cintura anche contro di loro, arrivando a minacciarle di morte. Nel 2017 ci sarebbe stata un’altra aggressione, mentre nel 2022 la tensione sarebbe sfociata in una scena pubblica in cui l’uomo avrebbe inseguito la figlia maggiore, l’ex moglie e il nuovo compagno, minacciando ancora violenza. L’imputato, difeso d’ufficio dall’avvocato Marco Salvaterra, è rimasto in silenzio e non ha provato a giustificarsi, neanche nel procedimento di separazione avrebbe partecipato. La Procura di Trento aveva chiesto una pena più pesante di sette anni e sei mesi, ma il collegio presieduto dalla giudice Claudia Miori, con i giudici Massimo Rigon e Daniele Bonomi, ha comunque ritenuto provati i maltrattamenti, riconoscendo il danno alle parti civili. All’ex moglie è stata riconosciuta una provvisionale esecutiva di 15mila euro, 10mila alla figlia maggiore e 5mila a ciascuna delle altre tre, quindi in tutto sono 40mila euro di risarcimenti che l’uomo dovrà pagare, anche se non saranno mai abbastanza per ciò che ha commesso.
