I genitori scioperano contro il bullo in classe: “Teniamo i bambini a casa, abbiamo paura per loro, ora basta”
Non ci stanno e fanno sentire la loro voce i genitori di una scuola elementare e mettono in campo una manifestazione e con tanto di “sciopero” dei loro figli. L’accusa all’istituto e al Comune: «Situazione grave, non fanno nulla». Esasperati dai comportamenti a volte violenti o poco civili di un bambino nei confronti dei loro figli, i genitori di una scuola primaria trevigiana hanno manifestato ieri mattina di fronte all’istituto, esibendo cartelli con scritte come: «Il bullismo non insegna, segna», «Scuola serena per tutti», «No volgarità a scuola». In coro hanno denunciato pubblicamente il presunto immobilismo della scuola e del Comune circa il caso di un alunno che sarebbe troppo «turbolento» e che nei mesi scorsi avrebbe pure costretto una delle maestre a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. I genitori (la maggioranza, non tutti hanno aderito) hanno lanciato un ultimatum: se la situazione resterà questa, non manderanno più a scuola i loro figli. Una protesta «dettata dai timori per l’incolumità dei bambini» che, stando a mamme e papà, sarebbero «vittime di un clima di continua e costante violenza verbale e psicologica. In qualche caso già sfociata in violenze fisiche, anche contro un bimbo con delle fragilità. Tutto questo in un contesto scolastico». L’attacco a Comune e scuola (c’è chi invoca l’intervento del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara) non coinvolge però le maestre, «alle quali diamo atto di fare ogni sforzo possibile per proteggere i nostri figli».
Gli incontri con il Comune. Negli ultimi mesi si sono susseguiti incontri, informali e non, con Comune, Provincia e Regione, ma nulla è cambiato. «Non abbiamo raccolto altro che generici inviti a stare tranquilli, oppure rimandi ad altri organi di ordine superiore che si starebbero occupando del caso — hanno detto i genitori — senza però poter sapere quali siano e in che direzione si stiano muovendo». Da qui la decisione di manifestare e ritirare i figli da scuola. E la famiglia del piccolo «bullo»? Secondo gli altri genitori non si renderebbero conto dei fatti, minimizzandoli. Il Comune è da tempo al corrente della situazione, che si perpetua dallo scorso anno, e alcune contromisure sono già state prese. «Siamo stati investiti di questo caso dall’ex preside nel maggio 2025 e ci siamo attivati in tutti i modi — assicura l’assessore all’Istruzione del Comune trevigiano coinvolto —. In primo luogo siamo in costante contatto con i genitori, con almeno una telefonata alla settimana, poi abbiamo avviato un progetto con la scuola che a messo a disposizione due educatori speciali per due ore due volte alla settimana, per seguire il buon andamento delle dinamiche di classe. Noi interveniamo dove possiamo, con i mezzi che abbiamo a disposizione».
L’avvocata: «È una questione di integrazione». La protesta arriva proprio nei giorni in cui il progetto educativo stava per essere avviato. «Abbiamo risposto alle richieste della scuola con proposte vagliate da noi, la preside e i genitori — chiude l’assessore —. I genitori però continuano imperterriti nella loro battaglia, convinti che non si stia facendo abbastanza, e si sono rivolti all’avvocato Luisa Pola». Il legale conferma: «I genitori si sono rivolti a me non perché io trovi un colpevole, qui non si parla né di colpevoli né di vittime. Si tratta di dinamiche difficili che stanno arrecando grossi danni ai bambini dei genitori che assisto. Si sono rivolti a me perché mi interfacci con le istituzioni, non cercano responsabilità, sanno che il problema coinvolge tutti — aggiunge l’avvocato Pola —. Ho convogliato le istanze delle famiglie agli Uffici scolastici provinciale e regionale e alla dirigenza della scuola, per trovare una risposta». Per ora la richiesta non sarebbe stata accolta. «Sicuramente i nostri interlocutori hanno messo in campo delle risorse — chiude il legale — su questo non c’è nulla da dire. E le maestre sono state eccezionali nel venire incontro a tutti, perché è una questione di integrazione e di dinamiche tra bambini. Purtroppo però questo impegno non basta, non è ancora arrivata una risposta al problema e i bambini soffrono».
(Fonte Corriere della Sera)
