Per 22 anni ridotta a schiava sessuale, l’orco pedofilo era il compagno della madre, un orrore
Giacinto l’orco di Asti, ha ridotto in schiavitù per venti anni madre e figlia tra maltrattamenti e pedopornografia, “ho vissuto per venti anni con una bestia”. Un apparente buon vicino che si è intrufolato in casa approfittando della vulnerabilità di quella povera donna e di sua figlia, un predatore che le ha costrette a vivere per venti anni in schiavitù, maltrattamenti e violenze sessuali. Asti, località del Piemonte, qui un cinquantenne residente nelle case popolari e apparentemente un uomo per bene avrebbe reso in schiavitù madre e figlia di 5 anni per venti anni di relazione. “Anche se lui è in carcere, io sono distrutta. Ma la cosa che più mi addolora e mia figlia che non vuole parlarmi, dice che non lo saputa difendere, mi da la colpa per gli abusi che ha subito.”, inizia così il processo contro Giacinto Sostiero l’orco di Asti. Quando si iniziano a leggere i capi d’accusa, sembra di inoltrarsi in un fil macabro, “riduzione in schiavitù, maltrattamenti, violenza sessuale su minore e produzione di materiale pedopornografico”.
Il tutto sarebbe cominciato, quando la donna sarebbe entrata in una casa popolare dove avrebbe conosciuto l’uomo suo vicino. Inizialmente sembrava buono, accompagnava la donna a fare la spesa e le stava vicino fin quando non hanno iniziato una relazione e poi una convivenza. “mi sono sempre sentita un po’ stupida o inadeguata ma lui mi faceva sentire bene. Apprezzata”. Lei una donna minuta, fragile e seguita dagli assistenti sociali sarebbe stata costretta a vivere in un clima di terrore da subito, “non potevo uscire da sola, dovevo mantenerlo perché lui non lavorava”. Il vero orco viene fuori con la figlia di cinque anni, costretta a violenze sessuali, maltrattamenti e umiliazioni e a essere fotografata e ripresa durante abusi. Secondo le dichiarazioni delle donne, l’uomo avrebbe provato anche a mettere in cinta la figlia della donna.
In età adolescenziale la ragazza non poteva avere una vita sociale, uscire da sola, avere amici o un telefono. Il controllo era totale.
Un clima di puro terrore che un ambulante locale ha visto negli occhi della povera donna, la quale convinta da quest’ultimo decide di denunciare Giacinto, il quale sarà arrestato.
“Quando l’hanno arrestato mi sono sentita libera, ma a rivederlo in tribunale con quell’aria indifferente mi sono sentita male. Perché mia figlia non mi vuole più rivedere e non so come posso farmi perdonare”. Asti una città ricca di cultura, cibo e persone che si conoscono tra di loro, le quali bevono il caffè negli stessi bar e nessuno si sarebbe aspettato che proprio li, in quel piccolo paesino ci fosse un Orco. La figlia della donna, ormai ventisettenne, sta intraprendendo percorsi psicologici per riprendere la sua vita in mano, provando a lasciare in un dimenticatoio le orribili violenze che ha subito.
