Il Governo prevede aumenti per la spesa militare di decine di miliardi di euro nei prossimi due anni
L’Italia arma il futuro: nel Documento programmatico pluriennale 2025-2027 del Governo, cresce la spesa militare tra caccia, navi e cybersicurezza. Dal potenziamento degli F-35 al nuovo sistema aereo di sesta generazione, il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa prevede miliardi di euro per nuovi armamenti, con un bilancio sempre più orientato verso la guerra del domani. Il Dpp al capitolo dedicato alla difesa fotografa un’Italia che punta sempre più sulla forza militare. Nel triennio, il Ministero della Difesa prevede investimenti per decine di miliardi di euro, destinati a rafforzare ogni comparto: terra, mare, aria, spazio e cyberspazio. Un piano che, più che una pianificazione ordinaria, appare come una corsa verso la piena integrazione nei nuovi scenari di conflitto globale.
Tra i progetti più costosi figura il programma F-35 Joint Strike Fighter, con un’integrazione di 2,35 miliardi di euro solo nella Legge di Bilancio 2025, per un totale di 115 velivoli di quinta generazione. A seguire, il Global Combat Air Programme (GCAP), sviluppato insieme a Regno Unito e Giappone, riceve 1,18 miliardi di euro per la costruzione di un caccia di sesta generazione, capace di operare anche senza pilota. Il rafforzamento non riguarda solo l’aria. Il settore terrestre registra una crescita imponente: quasi 2 miliardi di euro sono destinati alla nuova famiglia di sistemi d’arma pesanti, a cui si aggiungono 446 milioni per i mezzi logistici, 435 milioni per gli obici semoventi ruotati e oltre 150 milioni per il rinnovamento delle unità del Genio. Sul fronte marittimo, spiccano 1,1 miliardi di euro per il “Programma Navale”, finalizzato alla costruzione di nuove unità e all’ammodernamento della flotta, e 1 miliardo per i cacciamine di nuova generazione.
Cresce anche l’attenzione alle guerre invisibili. Il DPP dedica centinaia di milioni al dominio cibernetico, con 300 milioni per la digitalizzazione della Difesa, 140 milioni per i sistemi di data collection e cyber defence, e progetti di intelligenza artificiale, robotica e blockchain volti a “potenziare la capacità dello strumento militare”. Non manca la corsa allo spazio. Il nuovo Piano Spaziale della Difesa riceve 109 milioni di euro, mentre altri 186 milioni finanziano il sistema satellitare SICRAL 3 per le comunicazioni militari. L’Italia si prepara così a un futuro in cui il controllo dell’orbita bassa e dei flussi informativi sarà strategico quanto quello del territorio.
L’impressione generale è chiara: l’Italia, seguendo le direttive NATO e il principio del 2% del PIL per la Difesa, si sta attrezzando per scenari di guerra sempre più complessi e tecnologici. Dal 2025 in poi, ogni anno sarà contrassegnato da nuovi investimenti e da un’espansione del bilancio militare.
Dietro i numeri, però, resta una domanda: quanto di questa spinta verso l’armamento corrisponde a un reale bisogno di sicurezza e quanto invece a una logica di potere e profitto industriale? Mentre si tagliano fondi alla sanità o alla scuola, il documento programmatico indica con chiarezza una priorità: l’Italia del futuro sarà sempre più armata, e la pace – paradossalmente – sempre più costosa.
