Ci stiamo abituando di nuovo a discorsi privi di umanità, senso e ragionevelozza come negli anni bui del ‘900?
Come sarebbe il mondo se il nazismo avesse vinto la guerra? Questo non è dato sapere. Ma stiamo vivendo in una distopia che potrebbe farci comprendere com’è iniziato. Ci siamo sempre chiesti come sia stata possibile ormai quasi cento anni fa l’ascesa prima del fascismo, che servì da modello, e poi del nazismo, che ne estremizzava i caratteri, senza che si facesse qualcosa per impedirlo. E oggi ci troviamo nella stessa posizione: stiamo assistendo quasi inermi a una configurazione dell’occidente in senso nazista. La cosa in realtà era già chiara da tempo ma il discorso pronunciato alla Knesset, il parlamento israeliano, da Donald Trump sotto lo sguardo malefico di Netanyahu è agghiacciante per la povertà di espressione e per i contenuti più che espliciti. Evocare gli spettri del passato ci servirà a inquadrarlo meglio. Adolf Hitler, ai quali spesso sono stati paragonati non senza qualche ragione sia Trump che Netanyahu, non arrivò al potere con la forza ma sfruttando la debole democrazia della Repubblica di Weimar. Dopo il fallito putsch di Monaco Hitler scontò una breve pena detentiva e una volta fuori smise l’uniforme militare, indossò giacca e cravatta e iniziò la scalata al potere. A questo punto occorreva affinare la predisposizione affabulatoria della quale si era reso conto durante il processo per i fatti di Monaco quando capì di avere un potere sugli ascoltatori. Imparò da un attore la gestualità, da un fotografo la luce giusta per gli scatti, dall’impianto teatrale wagneriano prese elementi utili per le parate naziste, disegnò personalmente la bandiera del III Reich. I migliori stilisti firmarono le divise delle SS e le maestose scenografie dei raduni vennero affidate al ministro e architetto del regime Albert Speer. La regista Leni Riefensthal realizzò Olimpia, un capolavoro della propaganda nazista sulle Olimpiadi del 1936 con cui la nuova Germania si presentava al mondo. Cosa voglio dire con questo? Il momento storico è molto simile, le messe in scena pure e a giudicare da ciò che si vede degli USA sui canali social non solo quello. I raid dell’ICE e della Border Patrol nelle città americane non sono differenti dai rastrellamenti delle SS. Viviamo la stessa inconsapevolezza della gente di allora nonostante la velocità di diffusione delle notizie e delle comunicazioni sia immensamente più alta e la dimensione degli eventi più immediata. I discorsi del presidente Trump non richiamano folle oceaniche, non ricordano quelli di Hitler per il tono ma per la disarmante pochezza, per il cinismo dei contenuti e per l’evidente disprezzo per gli avversari che dietro le quinte, come hanno dichiarato alcuni suoi ex collaboratori, si estende anche al proprio elettorato. “Israele ha vinto tutto quello che poteva vincere con la forza delle armi” è uno dei passaggi del discorso insieme alla promessa della smilitarizzazione di Gaza e al disarmo di Hamas. Rivolgendosi poi a Netanyahu ha asserito che il piano per Gaza va sostenuto oltre che intestarsi il merito dei risultati del negoziato che ai più appare come l’ennesima fragile tregua. È già accaduto diverse volte in passato che Israele una volta ottenuto ciò che voleva non rispettasse gli accordi; è lecito sospettare che usi il cessate il fuoco per riorganizzarsi su più fronti, ci sono già chiari segnali di ciò oltre al fatto che durante il ritiro da Gaza non sono mancati gli incidenti e le vittime. Ma il passaggio più inquietante del discorso del presidente USA rimane “Abbiamo molte armi, molte le abbiamo date a Israele, Bibi mi chiedeva armi di cui non avevano neanche sentito parlare” e ha aggiunto “le ha usate bene e questo ha portato alla pace”. Sono seguiti applausi di approvazione e ovazioni da parte del parlamento israeliano che lo ha celebrato come il campione della pace, esattamente come Mussolini a Monaco nel 1938, un anno prima dello scoppio della guerra in Europa.
