Alcune situazioni sono talmente evidenti che mi fa specie non siano al centro dell’attenzione nel dibattito pubblico. Per esempio il fatto che il presidente degli Stati Uniti d’America si comporti come un mafioso. Per altro non è l’unico nell’ambito della “comunità internazionale”, che sempre di più coincide con l’Occidente, visto che il resto del mondo guarda in altre direzioni. Il piano presentato ad Hamas, che dovrebbe accettarlo con qualche riserva, è come una pistola puntata alla tempia a qualcuno che si trova di spalle, mani legate, con il volto in faccia a un muro. Il movimento nato nei campi profughi, che è poi diventato un partito uscito vittorioso nelle elezioni a Gaza qualche tempo fa dopo un duro confronto politico e militare con l’Autorità Nazionale Palestinese, non va demonizzato ma dobbiamo sforzarci di capire. Molti anni fa la questione palestinese era già in una sua fase critica e Giulio Andreotti, noto esponente della Democrazia Cristiana quindi di un partito moderato di ispirazione cattolica, durante una seduta parlamentare dichiarò che se fosse nato in un campo profughi probabilmente anche lui sarebbe stato un terrorista. Tralasciando ogni altro aspetto sulla sua vicenda personale bisogna ammettere che i vecchi politici per quanto disonesti avevano una caratura maggiore rispetto agli inetti che ci ritroviamo oggi al potere, soprattutto sulle questioni internazionali. Con questo che voglio dire? Occorre tenere presente i contesti, mettersi nei panni degli altri se vogliamo arrivare quanto più vicini ad assumere una posizione corretta. Pretendere tutto ciò da personaggi come Donald Trump equivale a chiedere la luna. L’approccio da affarista spinge lui e gli altri plutocrati verso una zona grigia fatta di affari leciti e illeciti ma soprattutto che poggiano sui più fragili, quelli che per pochi spiccioli tengono il mondo sulle spalle svolgendo lavori umili e sottopagati. La mancanza di empatia, una miscela esplosiva di neocalvinismo, neopuritanesimo, suprematismo bianco spinto all’ennesima potenza caratterizzano la base del suo elettorato. Il segretario della guerra dallo sguardo torvo che abbozza una smorfia demoniaca spacciata per sorriso è l’emblema di questa nuova America. Un’America che fa la faccia feroce perché si trova in grave difficoltà su diversi fronti. Nelle ultime ore il presidente USA ha chiesto a Israele di cessare i bombardamenti vista l’intenzione di Hamas di concludere un accordo che vedrebbe tra l’altro il rilascio di decine di prigionieri politici. Già questa capacità di agire diplomatico e condurre trattative che portino a dei risultati da parte del partito palestinese non è una novità e dovrebbe far capire che si tratta di un interlocutore legittimo. A questo punto bisognerà vedere se c’è una reale e concreta possibilità di porre fine al massacro indiscriminato dei palestinesi. È lecito dubitarne in quanto gli USA barano su tutti i tavoli e sono sempre pronti a ribaltarli voltando le spalle agli ex alleati, potrebbe essere una trappola per Hamas. Netanyahu si è detto sorpreso dalla posizione del presidente USA, è purtroppo il solito gioco delle parti, finge di non capire. Per ora la cosa più importante è la cessazione dell’azione militare israeliana nella Striscia di Gaza, poi si vedrà. La speranza è che i giovani palestinesi prendano il futuro nelle proprie mani. Noi possiamo esprimere solidarietà ma non deciderne le sorti.
