“Qualunque governo, i cui ministri abbiano un sussulto di dignità, avrebbe già dovuto protestare duramente nei confronti di Israele”
Ho appena ascoltato in tv uno stralcio dell’ennesimo discorso del presidente Donald Trump: una discreta intimidazione in stile mafioso nei confronti di Hamas (che ricordiamolo è un partito legittimo) non c’è che dire. D’altra parte dopo che un gruppo di miliardari con la testa non proprio sulle spalle ha assunto il controllo del governo degli Stati Uniti questo è ciò che ci si deve aspettare: arroganza e spudoratezza nella politica come negli affari a essa connessi, compresa la distruzione e successiva ricostruzione di intere città. E lo sa chiunque ormai. In tutto ciò la flottiglia di navi civili che tentano di portare aiuti a Gaza si avvicina sempre di più alla meta. Il ministro Crosetto in una dichiarazione televisiva ha parlato di rischio concreto di incidenti anche involontari. La Flotilla dal canto suo ha rifiutato le proposte di cambiare rotta che arrivavano dal Patriarcato Latino di Gerusalemme probabilmente per il rischio strumentalizzazione da parte del nostro governo. Non sappiamo mai che pesci prendere in occasioni del genere e le raccomandazioni paternalistiche del presidente della Repubblica appaiono davvero fuori luogo soprattutto per i cittadini di altre nazionalità che partecipano a questa azione di disobbedienza civile. Da alcune dichiarazioni dei portavoce della Global Sumud Flotilla si evince che non vi è alcuna intenzione di forzare il blocco – ed è evidente visto che si tratta di piccole navi con a bordo civili disarmati – l’intento è sollecitare la creazione di un corridoio umanitario. A questo proposito si è fatta molta confusione riguardo le acque territoriali, che si estendono per 12 miglia nautiche dalla costa, e le acque internazionali, che si trovano oltre le 200 miglia nautiche dalla costa. In base a ciò le acque di fronte la striscia di Gaza sono assegnate alla Palestina. Diversi avvocati hanno segnalato che è il blocco navale israeliano a essere illegale e non la flotta di aiuti umanitari in rotta verso la striscia. Dal punto di vista giuridico non vi è alcun motivo per attaccarle in quanto non si tratta di navi da guerra. Alcune imbarcazioni della Flotilla si sarebbero ritirate per problemi di navigazione; anche la Turchia ha inviato due fregate in supporto una delle quali ha raccolto un equipaggio in difficoltà dopo che la loro nave imbarcava acqua. Israele è decisa a fermare l’operazione e il presidente Herzog ha chiesto di non usare la mano pesante considerato che si è parlato di utilizzare unità speciali altamente addestrate per fermare l’azione della Flotilla. Queste unità per quanto professionali sono composte da personale indottrinato e che non guarda in faccia a nessuno. Alcuni anni fa in un caso simile ci furono vittime. Il governo italiano è in evidente imbarazzo perché l’opinione pubblica del paese è in maggioranza a favore della Palestina, compresi simpatizzanti dell’area governativa, elettori di tutti gli schieramenti politici e cittadini comuni. Un dirigente locale di FdI si è dimesso in polemica con le posizioni assunte dal partito nella questione palestinese. È del tutto evidente che qualunque attacco alla Flotilla dev’essere considerato un atto ostile e in base a questo adottate le contromisure adeguate da parte degli stati coinvolti. Qualunque governo che si reputi sovranista i cui ministri abbiano un sussulto di dignità avrebbe già dovuto protestare duramente nei confronti di Israele richiamando l’ambasciatore. Da parte nostra non è accaduto. Pensano ad andare alle feste, a organizzare teatrini nazionalpopolari di dubbio gusto mentre il mondo brucia anche a causa loro. E invece di buttare acqua sul fuoco buttano benzina.
