“Otto ore ad aspettare: ho visto mia madre morire in pronto soccorso”, scatta l’indagine interna
Il racconto di Carla, figlia di una donna di 90 anni deceduta dopo una lunga attesa. La direzione sanitaria: «Vicini alla famiglia, avvieremo verifiche». Il fatto è successo a Torino, all’ospedale Mauriziano Umberto I nei giorni scorsi. «Mia mamma non mangiava da due giorni, non beveva da uno. Non ce la facevo più a curarla a casa, così ho chiamato il medico di famiglia e poi il 118». Carla ricorda ogni dettaglio di quel sabato, quando ha accompagnato la madre novantenne al pronto soccorso. «Siamo arrivate verso mezzogiorno e mezzo. L’infermiera del triage ha preso i documenti senza guardarla, le ha assegnato un codice verde e ci ha detto che c’era da aspettare. Ho pensato che mia mamma non sarebbe stata visitata».
Carla racconta di ore interminabili passate accanto alla barella: «Mia madre continuava a lamentarsi, a piangere. Io cercavo di confortarla, ma non riuscivo a sopportare la sua sofferenza. Ho chiesto più volte aiuto, ho fermato infermieri e medici, ma mi rispondevano che sarebbe stata chiamata quando fosse arrivato il turno». Solo dopo quattro ore qualcuno si accorge che la donna non ha ossigeno: «Mi hanno rimproverata, come se fosse colpa mia. Mi hanno detto che dovevo avvisare io, che mia madre aveva bisogno di assistenza respiratoria. Ma era arrivata in ambulanza, e i documenti lo riportavano». Il tempo passava, la pressione in sala si alleggeriva, altri pazienti venivano dimessi. Carla insiste ancora: «La vedevo peggiorare, stava morendo davanti ai miei occhi. La disperazione era palpabile: tutti intorno si chiedevano come fosse possibile che non fosse ancora stata visitata».
Alle 20:30, dopo otto ore di attesa, finalmente un medico la prende in carico. «Mi ha detto solo: “Sua madre sta morendo, possiamo farle soltanto una terapia antidolore”. L’ho guardata, e in quel momento ho capito che l’avevo accompagnata lì per vederla soffrire e spegnersi lentamente». Carla non punta il dito contro l’ospedale, ma chiede rispetto: «So che mia madre aveva novant’anni, la sua vita l’aveva fatta. Ma nessun essere umano dovrebbe vivere otto ore d’agonia in un pronto soccorso. Se avessi saputo che sarebbe finita così, l’avrei lasciata a casa, nel suo letto, con dignità». Si vedrà.
