Esteri

Ursula von der Leyen parla di “lotta”, ma l’Ue dovrebbe mobilitare la diplomazia e non gli eserciti e le armi

“L’Europa è in lotta. Una lotta per un continente unito e in pace. Per una Europa libera e indipendente. Una lotta per i nostri valori e le nostre democrazie. Una lotta per la nostra libertà e la nostra capacità di determinare il nostro destino. Non illudiamoci: questa è una lotta per il nostro futuro” ha avuto modo di dichiarare a Strasburgo Ursula von der Leyen in qualità di presidente della Commissione Europea durante il Discorso sullo Stato dell’Unione. Prima dell’incontro è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime di Gaza. “L’Europa difenderà ogni centimetro del suo territorio, costruiremo un muro di droni con Kiev”, uno dei punti fondamentali sul quale si è focalizzata l’attenzione ma sono stati toccati altri temi scottanti quali la drammatica situazione della città di Gaza. “Sospenderemo tutti i fondi per Israele”, ha dichiarato la presidente della commissione – suscitando la reazione del ministro degli esteri israeliano che l’ha accusata di cedere alla propaganda di Hamas – e ha promesso di istituire un gruppo di raccolta fondi da parte di privati destinati tra l’altro alla ricostruzione di Gaza. Ha anche affermato che l’accordo raggiunto con gli USA sui dazi è il migliore possibile e chiesto di sostenere lo sforzo bellico ucraino con i fondi congelati alla Russia. Non è mancato un accenno alla violazione dello spazio aereo polacco da parte di droni e un forte richiamo al rafforzamento della maggioranza a favore dell’Unione Europea. La von der Leyen ha altresì spiegato che la Commissione Europea intende inagurare un “semestre europeo della difesa”, e attraverso il coordinamento dei bilanci degli Stati membri raggiungere l’obiettivo di una difesa comune entro il 2030. Un altro argomento di stretta attualità toccato riguarda l’uso delle piattaforme social da parte dei minorenni per i quali si valutano restrizioni a causa dei condizionamenti e dell’influenza negativa che l’uso scorretto della rete può esercitare su di essi.

Lo Stato di quale Unione verrebbe da chiedersi. L’UE o gli USA visto che l’impostazione di questo discorso richiama un po’ troppo quella di certi presidenti degli Stati Uniti d’America che si sentono circondati da un mondo ostile. Un modello che stiamo spudoratamente adottando per non dire copiando. O ci viene tacitamente imposto? Viste le ascendenze della presidente della Commissione Europea sono portato a non fidarmi. Ho buoni amici in Germania e sono stato un unionista ma considerata la piega che sta prendendo questa unione non sono più convinto. Per inciso i tedeschi sono il primo gruppo etnico negli Stati Uniti, esiste una sorta di “rapporto privilegiato” che ha favorito la costituzione di un partito nazista a stelle e strisce (ricordate i nazisti dell’Illinois?). La minaccia di una invasione russa nell’Europa continentale io non la vedo: sono già arrivati tre volte nel corso della storia, a Parigi, a Milano e a Berlino, e sono tornati indietro; siamo noi che li abbiamo stuzzicati più di una volta. In ogni caso la questione ucraina rimane un problema spinoso e anche paesi come la Polonia e gli stati baltici, il cui atteggiamento non è dei migliori, devono stare molto attenti a come si muovono. L’UE dovrebbe mobilitare la diplomazia e non le truppe; in particolare la nostra propaganda si nutre in gran parte di opinioni a riguardo che lasciano il tempo che trovano, molto spesso pronunciate da personaggi improponibili. Ovviamente anche a Mosca esiste la propaganda, alcuni commentatori televisivi si spingono esageratamente in avanti paventando scenari non proprio auspicabili come l’uso delle armi nucleari in caso di una minaccia esistenziale per la nazione. Il problema di fondo è che l’Occidente a trazione USA negli ultimi decenni ha intrapreso una serie di operazioni militari in paesi terzi che hanno prodotto delle conseguenze sul lungo termine. E quando la Federazione Russa ha fatto più o meno lo stesso, non senza qualche ragione, l’abbiamo ritenuto inaccettabile. Così ci troviamo coinvolti in un conflitto che forse non ci riguarderebbe se non fossimo stretti nell’abbraccio mortale della NATO.