Ha conquistato la fiducia di alcuni dei monaci più importanti del Paese, ci è andata a letto, li ha filmati di nascosto e poi li ha ricattati. Così Wilawan Emsawat, una donna thailandese di 35 anni, è riuscita a farsi consegnare più di 10 milioni di euro in appena tre anni. Il suo nome è esploso nei media come una bomba. Tutti in Thailandia ormai la conoscono come “Sika Golf”, il soprannome che i monaci stessi, le hanno dato. Secondo la polizia, il piano era sempre lo stesso: incontri, video, minacce. E molti religiosi hanno pagato per paura che quelle immagini finissero online. Ma ora per lei è finito il gioco. È stata arrestata pochi giorni fa, il 15 luglio, nella provincia di Nonthaburi, vicino Bangkok. Le accuse? Estorsione, riciclaggio e ricettazione. Nella sua casa sono state trovate oltre 80.000 foto e 5.000 video, che sarebbero serviti proprio per ricattare.
Tra i monaci coinvolti, ci sono anche alti funzionari religiosi. In dodici sono già stati espulsi dall’ordine, e in più di 80 hanno perso le onorificenze reali concesse dal re della Thailandia. Alcuni di loro, secondo gli investigatori, hanno versato milioni di baht (centinaia di migliaia di euro) sui conti della donna, in cambio del suo silenzio. La storia è venuta a galla dal nulla, quando uno dei monaci, molto stimato, è scomparso a giugno dopo aver lasciato l’abito e si è rifugiato in Laos. Aveva avuto una relazione con “Miss Golf” e stava subendo anche lui ricatti. Da lì sono partite le indagini, e il resto è venuto fuori poco alla volta. La donna, secondo i giornali locali, non ha avuto una vita facile. È cresciuta in una famiglia povera, ha lasciato la scuola presto ed è arrivata a Bangkok in cerca di fortuna. Ha avuto tre figli da tre uomini diversi, uno dei quali sarebbe proprio un monaco. Il resto lo ha fatto costruendosi una doppia vita: case di lusso, auto costose e una carta di credito alimentata dai bonifici dei religiosi.
Molti si chiedono come sia possibile che dei monaci, che dovrebbero vivere in povertà e castità, fossero coinvolti in storie del genere. Ma la risposta arriva da Prayut Prathetsena, esperto della Dharma Army Lawyers Foundation, che ha spiegato che i monaci ricevono donazioni molto generose per cerimonie e benedizioni, e su questi soldi non pagano tasse. È normale, ha detto, che qualcuno di loro abbia anche oltre un milione di euro sul conto.
Ora il governo thailandese ha deciso di intervenire. Il primo ministro ad interim ha chiesto al Consiglio supremo del Sangha, l’organo che controlla i templi, di rivedere le regole, soprattutto per quanto riguarda la gestione del denaro e la trasparenza. Intanto, la polizia ha aperto un canale ufficiale su Facebook dove chiunque può denunciare comportamenti sospetti da parte dei monaci, anche in forma anonima. Nel frattempo, Sika Golf ha detto di aver fatto tutto questo perché da bambina era stata abbandonata dal padre. Ma ora dovrà affrontare la giustizia, mentre la Thailandia guarda con stupore e rabbia a uno scandalo che sembra impossibile da immaginare. Perché i monaci, almeno in teoria, dovrebbero essere l’opposto di tutto questo. Ma risposte in realtà non ce ne sono. Non razionali.
