Dopo la morte del marito spunta fuori una figlia segreta, la vedova trasale ma dovrà dividere l’eredità
Imprenditore milanese ma residente a Gargnano, muore nel 2018 a 89 anni, lasciando come erede universale la moglie. L’uomo, infatti, era sposato ma non aveva figli (o almeno così sembrava) e quindi nel testamento lascia tutto alla moglie, più giovane di lui di 11 anni. Il patrimonio è di rilievo e la vedova ne entra in possesso. Tra i beni anche una casa in Austria, comprata insieme che da sola vale circa mezzo milione di euro e la donna dopo la morte dell’amato marito con cui aveva trascorso gran parte della sua vita, decide di venderla. Tutto procede in modo regolare e tranquillo, al netto del dolore e delle pratiche di tipo burocratico, come in tutti i casi del genere. Ma come in un film all’improvviso ecco il colpo di scena che ti aspetti. La vedova trasale quando nel 2020 il Tribunale di Brescia dichiara che la signora Francesca (nome di fantasia) nata nel 1972 è la figlia biologica dell’imprenditore. Non ci sono dubbi e il test del Dna lo dimostra quindi la donna non solo scopre che il marito aveva in realtà una figlia ma adesso c’è anche un’altra erede. Nei giorni scorsi i giudici Nanni, Teti e Gheri del Tribunale civile di Brescia, su riciesta della figlia biologica dell’imprenditore deceduto nel 2018, hanno quindi annullato il testamento e condannato la vedova a pagare 584.969,98 euro alla donna, dopo aver diviso al 50% l’intero patrimonio. In corso d’opera però la vedova, oggi 86enne, aveva già versato 110 mila euro alla figlia del marito deceduto, di cui non sapeva nulla, e quindi ora dovrà pagare ancora 474 mila euro, più 30 mila euro di spese legali. Queste le decisioni dei giudici bresciani al termine del processo di primo grado. Alla quantificazione della somma che la vedova deve pagare alla figlia del marito, il Tribunale è arrivato dopo una scrupolosa ricognizioni di tutto i beni e quindi della massa ereditaria, dopo aver revocato il testamento e diviso tutto il patrimonio per due. Una perizia tecnica disposta dai giudici è risalita a conti correnti, beni immobili, e altri rapporti finanziari, compresa la villa di Gargnano dove l’imprenditore viveva con la moglie. Si legge in sentenza: “Pertanto, poiché, come detto, le due donne concorrono al 50% nella successione dell’imprenditore deceduto nel 2018, deve essere riconosciuta la comproprietà al 50% della villa di Gargnano, oltre al 50% della liquidità presente nell’asse ereditario, pari ad 584.969,98 euro. Avendo tuttavia la figlia biologica già ricevuto 50.000 euro a titolo di legato e 60.000 euro in pendenza del giudizio, la stessa risulta creditrice nei confronti della vedova nel possesso dell’eredità sin dall’apertura della successione, di 474.969,98 euro”. Da un punto di vista giuridico queste sono le salomoniche decisioni dei giudici, gli aspetti personali della vicenda fanno parte di riflessioni differenti e private.
(Fonte Corriere della Sera)
